“Siamo in 15mila”, annuncia Danilo Gruppi. Numeri forse un po’ troppo alti quelli del segretario bolognese della Cgil. Probabilmente, sommando i due cortei che il sindacato di Camusso ha portato in piazza per il suo sciopero contro le politiche del governo, tra Casalecchio e Bologna non si sfiorano i 10mila manifestanti. Comunque un risultato che tutti in Cgil ritengono “oltre le aspettative” e che rappresenta il primo passo di una serie di iniziative che accompagneranno la discussione della riforma del lavoro in parlamento.

Ad aprire il corteo bolognese, terminato davanti alla sede regionale del Ministero del lavoro, lo striscione “”L’alternativa c’è – Paghi chi non ha mai pagato”. Dietro, a sfilare sotto la pioggia, qualche migliaio di persone, soprattutto over 40. Tra loro molti dipendenti pubblici. Stessi numeri a Casalecchio, dove per lo sciopero la Cgil ha deciso di terminare il corteo davanti all’Esselunga, in protesta contro le liberalizzazioni degli orari e le domeniche lavorative. Lunedì la Filcams-Cgil proclamerà lo “Sciopero nei festivi” in occasione di tutte le festività del 2012: compresi 25 aprile e Primo maggio.

A parlare sul palco di Bologna molti delegati sindacali, precari dell’editoria (“Siamo pagati a cottimo e senza diritti, per noi la riforma Fornero non fa nulla”) e alla fine il segretario regionale della Cgil Vincenzo Colla. “Piove, governo inadeguato”, questo l’esordio del suo discorso. Poi una lunga serie di no. “No alle liberalizzazioni, no alla riforma del lavoro, no all’austerità, agli esodati e agli aumenti delle tariffe”. Una bocciatura quasi completa della politica del governo Monti che per Colla rappresenta una presa di posizione molto più netta rispetta ai suoi discorsi di qualche mese fa quando ancora lui e tutta la Cgil non lesinavano in prudenza. Ora però qualcosa è cambiato, e infatti i toni sono molto più bellicosi. “Ci sta per arrivare addosso una botta tremenda che nemmeno ci immaginiamo, vogliamo che la riforma del lavoro sia cambiata in parlamento. Dobbiamo continuare tutti uniti. Cambiate sindacalisti se volete ma non la Cgil, perché è un patrimonio di tutti”. A chi gli chiede se lo sciopero sia solo un modo per evitare peggioramenti del ddl Fornero Colla risponde così: “Non è questo il modo giusto di affrontare la questione. Abbiamo già portato a casa delle modifiche parziali, ora ci sono le nostre proposte in parlamento. Se il governo chiederà la fiducia sulla riforma Fornero noi proclameremo lo sciopero generale in tutta Italia”.

Sotto il palco molti applausi e qualche dubbio. “Monti? Non saprei cosa dire, sono più preoccupata per mia figlia di 26 anni che non trova altro che stage”, spiega una dipendente dell’Ausl di Bologna. Altre sue colleghe sono però più dure: “La nostra paura è che con la modifica dell’articolo 18 arrivino i licenziamenti nella pubblica amministrazione”. Dietro di loro, quasi in coda al corteo, le lavoratrici dell’Itc, la storica fabbrica bolognese che confezionava per Ferrè. Per loro l’incubo della disoccupazione è alle porte, e ormai lottano e sfilano per il posto di lavoro. “Vogliamo diritti e dignità, non essere trattate come ferri vecchi”.