Quantomeno curiosa (per usare un eufemismo) la linea di pensiero di questi ultimi giorni, che vorrebbe far partecipare i partiti alla distribuzione del 5xmille per compensare l’eventuale riduzione (o annullamento) del finanziamento pubblico agli stessi, da molti perorata anche in considerazione dei recenti scandali. Indipendentemente dalla convinzioni individuali circa l’opportunità o meno che i partiti debbano vivere esclusivamente di finanziamenti privati e volontari, il meccanismo del 5xmille – come direbbe Di Pietro – non c’azzecca proprio per nulla. Perché? Non si tratta forse di contributo proveniente dai cittadini ed erogato secondo criteri di scelta individuali? Certamente. E allora?

E allora corre l’obbligo di ricordare che il meccanismo del 5xmille nasce da una base concettuale totalmente diversa, direi quasi opposta: al cittadino viene concessa l’opportunità di destinare una parte di “fondi pubblici in fieri” (li chiamo così in quanto – se non venissero appunto devoluti ad enti benevoli – entrerebbero nelle finanze statali attraverso il meccanismo impositivo di tassazione) ad organizzazioni che, in nome del concetto di sussidiarietà, svolgono funzioni sostitutive e complementari a quelle statali.

Per intenderci: chi gestisce ospedali, scuole, centri ricreativi ed altro, svolge questa opera in conseguenza di un patto sociale, nemmeno troppo implicito, secondo cui lo Stato riconosce di non poter provvedere all’erogazione di tutti i servizi per la globalità dei cittadini e, pertanto, si affida (secondo vari regimi di convenzionamento etc..) a enti che completano la fornitura pubblica di servizi educativi, sanitari etc… Questa è la sussidiarietà. Pertanto il 5xmille è in sostanza parificabile ad una tassa di scopo che, invece di essere destinata alle finanze pubbliche, viene utilizzata per azioni “private” senza scopo di lucro, complementari al welfare statale.

Sfido chiunque a dimostrare che i partiti svolgono opere parificabili per fondare un eventuale loro diritto al 5xmille. Essi hanno una funzione diversa, sicuramente fondamentale per la vita democratica del paese: la rappresentanza dei cittadini garantendo la partecipazione di questi ultimi alla vita politica del paese, sia direttamente sia attraverso l’espressone del voto. Si capisce bene che stiamo parlando di due ruoli totalmente differenti. Pertanto, destinare ai partiti il 5xmille sarebbe sbagliato non tanto – come strillano gli oppositori di questa idea – perché non meritano una lira, ma soprattutto perché verrebbe tradito totalmente lo spirito iniziale di un meccanismo nato per finanziare l’offerta di servizi sussidiari di welfare e non certo la rappresentanza politica.