“Sei la sorella maggiore. Devi dare il buon esempio a tuo fratello”. Quante volte ci siamo sentitiripetere questa frase? Suggerimento, consiglio o imperativo categorico? Qualche mese fa l’exMinistro inglese per l’Energia Chris Huhne ha dato le dimissioni per aver mentito su una multa per eccesso di velocità. In quel caso il suo partito l’ha portato alle dimissioni, spinto da una porzione dielettorato che pretendeva più “integrità morale”.

Ha forse voluto dare “il buon esempio”? E quando nel 2009 lo scandalo sui rimborsi spese dei parlamentari tante poltrone ha fatto saltare tante poltrone, compresa quella prestigiosa dello Speaker della Camera dei Comuni? Si trattò forse di un tentativo di riportare dignità alla politica? Scandali e giochi di potere sono sempre stati una costante delle sedi di palazzo, in ogni epoca e inogni Paese, e allo stesso modo i Ministri inglesi non sono certo dei santi. Tutto era guidato da mosse strategiche. Ma chi dà il buon esempio a chi guida una scuola, un’azienda o un Paese?

Solitamente ci affidiamo alla speranza che i posteri seguano le strade intraprese dai predecessori, se l’operato diquesti risulta essere degno di nota. Ma se questo non lo è affatto? Possono i cittadini di un Paese opporsi all’esempio dato dai politici? Non posso negare un sorriso ogni volta che sento dire nel mio Paese “Faccio questo per darvi ilbuon esempio”. C’è chi è chiamato a essere un modello per fratelli e sorelle, chi per figli o bambini che ancora devono imparare i limiti del concetto di “buonsenso”. Ma quando qualcuno si impossessa di denaro non proprio per destinarlo a vizi e capricci personali (chiamare “necessità”una Porsche o una terza casa sarebbe non solo ridicolo ma alquanto offensivo), ecco allora forse questo dovrebbe essere il momento giusto per alzarsi in piedi e dire “No grazie, io il tuo buonesempio non lo voglio”.

Soprattutto se si tratta di un leader di partito. Quando si ha a che fare con etica, morale o buona volontà, è sempre arduo stabilire dei parametri universali che vengano riconosciuti (e rispettati) da tutti. E non sono certo io, cittadina privata, adavere la pretesa di poter definire tali limiti. Ma credo che sia nell’interesse di tutti i miei pari metterein risalto che, così come siamo chiamati a dare il buon esempio, siamo anche in diritto di rifiutarlo e, soprattutto, di chiamarne a gran voce uno migliore. Solitamente è una  persona A che dice a unapersona B “Dovresti fare questo per dare il buon esempio” (a una persona C). Ma sentire unapersona A che dice a una persona B implicitamente di imitarla (partendo già dal presupposto chestia agendo bene), mi sembra alquanto pretenzioso, per non dire arrogante.

Io non mi permetterei mai di dire a mio fratello “Ti sto dando il buon esempio, devi fare come me”. Mi sentirei di offendere la sua vena intellettuale e soprattutto la sua capacità di giudizio. Mi auguro che allo stesso modo, nel prossimo scandalo, la figura politica di turno abbia almeno l’accortezza ela delicatezza di pensarci due volte prima di dare per scontato di essere un buon modello da seguire.

di Annalisa Plachesi, Events and Parterships Co-Ordinator, presso ResPublica