Ha 3 anni, Tanir – nome di fantasia- la testa tutta riccia e una gran voglia di giocare, com’è normale alla sua età. La vita finora non è stata generosa con lui: il padre è tornato in Marocco, dopo aver avuto in Italia problemi con alcol e droga conclusisi in carcere. La sua sorellina invece è morta, a causa di una malformazione congenita, nella casa protetta dove era stata mandata assieme al fratello dal tribunale dei minori di Firenze.

Papà e sorellina scomparsi dalla vita di Tanir a soli tre anni. “Li ho fatti arrabbiare io” è la spiegazione che si dà il piccolo per quelle assenze. Ma Tanir non è solo. Ha una mamma, Sara, fiorentina di 41 anni, che vive a San Patrignano. Il suo problema si chiama cocaina.

Sara che quelli di SanPa definiscono “legatissima al figlio, nonostante una capacità genitoriale condizionata da una grande fragilità emotiva”, ha ritrovato Tanir pochi mesi fa. A riaffidarle il figlio sono stati i servizi sociali che, su mandato del tribunale, hanno individuato una struttura che potesse accogliere entrambi. Visti i problemi di dipendenza dalla droga di Sara, è stata scelta la grande comunità di recupero sui colli riminesi.

Appena entrato in comunità il bimbo aveva evidenziato diverse problemi. “I primi pasti sono stati un disastro – affermano le educatrici di SanPa- usava le mani e non rispettava le regole. Era anche molto diffidente, ora invece è lui che cerca gli altri”. Il contatto con la madre, sostengono gli operatori, non ha potuto che giovare a Tanir, che ha bisogno del suo affetto, anche per superare il trauma della perdita della sorellina, sua unica compagna nella casa protetta. Per Daniele Giovanni Poggioli, il neuropsichiatra infantile che segue il bambino a SanPa, “la vicinanza della madre può rappresentare una risorsa potenzialmente riparatrice” del trauma che Tanir ha subito dovendosi distaccare da due familiari.

Il ricongiungimento con la mamma è stato messo a dura prova dallo stesso tribunale di Firenze. I magistrati, il 10 aprile, hanno infatti ingiunto l’allontanamento di Tanir da San Patrignano e il suo ritorno nella casa protetta, in attesa di venire adottato da una nuova famiglia. “Il bambino è stato distolto dal suo ambiente senza un evidente vantaggio per lo stesso e per la sua crescita, dovendo la madre seguire un percorso il cui esito non è ad oggi prevedibile”, questa la motivazione ufficiale alla base del provvedimento.

L’ipotesi di dover abbandonare il figlio ritrovato ha sconvolto Sara e tutta San Patrignano. I vertici della comunità si sono dati subito da fare: “È una scelta inspiegabile” hanno scritto a Maria Cannizzaro, presidente del tribunale dei minori di Firenze e a Rosario Lupo, il giudice relatore dell’ordinanza. “Il piccolo sta vivendo con serenità il rapporto affettivo con la madre. Un repentino distacco rappresenterebbe un ulteriore trauma: ci opporremo con tutti i mezzi consentiti dalla legge”.

Un certificato medico, nel quale si attestava che il bimbo non stava bene, è stato lo strumento che ha concesso di prendere tempo, fino ad oggi quando è Sara, in diretta telefonica alla trasmissione “Pomeriggio cinque”, ha saputo dagli avvocati di San Patrignano che i giudici di Firenze avevano sospeso la decisione di toglierle Tanir.

Lieto fine, almeno per ora, ma è presto per cantare vittoria, visto che si parla solo di sospensione del provvedimento.Anche se l’ultima ordinanza dei giudici toscani dice che “in situazioni come queste non vi sono soluzioni salvifiche, il criterio è quello di chiedersi cosa sia meglio per il bambino”. E il meglio per il piccolo è restare dunque a San Patrignano perché, motiva il provvedimento, si vogliono “evitare al bimbo altri traumi” dato che “il suo inserimento appare ben avviato”.

Sulla vicenda dell’affido del piccolo Tanir è intervenuto anche il senatore Carlo Giovanardi, confermando la sua vicinanza ai coniugi Moratti e l’amicizia per la comunità di Coriano, che ha visitato l’ultima volta a metà ottobre, in occasione del WeFree Day. “La decisione del tribunale dei minorenni di Firenze – ha detto il parlamentare – di togliere alla madre, ospitata nella Comunità di San Patrignano, il figlio di 3 anni precedentemente affidatogli per darlo definitivamente in adozione, è totalmente contraria ai principi che da sempre hanno ispirato la nostra filosofia di pieno recupero dei tossicodipendenti”.

Filosofia che spinge Giovanardi, responsabile politiche antidroga per il Pdl, a chiedere che il figlio sia riconsegnato alla madre:  “Non soltanto la mamma non può essere abbandonata alla disperazione per un (secondo i giudici) impossibile futuro di normalità -sostiene il senatore- ma lo stesso bambino viene privato di un luogo dove assieme alla mamma naturale può contare sull’affetto e la comprensione di una intera comunità. È assolutamente necessario che il tribunale dei minorenni revochi la sua decisione, che toglie speranza e dignità ad una famiglia che, malgrado le terribili vicissitudini passate, può e deve avere un futuro di serenità e tranquillità”.