Nicolas Sarkozy e lo sfidante socialista Hollande

Nicolas Sarkozy ci sta provando: fermare l’avanzata del rivale, François Hollande, agitando lo spettro della speculazione. Una vittoria del candidato socialista alle presidenziali? “E la Francia diventerebbe preda dei mercati”, ha assicurato nei giorni scorsi. La tattica, però, non sembra funzionare. Hollande conquista sempre più consensi nel mondo dell’economia. E perfino in quello dell’impresa, in politica collocato tradizionalmente a destra.

Intanto, proprio stamani è uscito un nuovo sondaggio dell’istituto Csa, che prevede un divario ancora più amplio a favore del candidato socialista al primo turno, che si terrà domenica prossima: il 29 per cento dei voti per Hollande, il 24 per cento per Sarkozy. E il primo resta ancora vittorioso al secondo turno, due settimane dopo.

L’appoggio al leader del Ps cresce a sorpresa anche nei circoli dell’alta economia, al di là delle diffidenze che certi richiami contro la finanza e gli appelli a una tassazione pesante sui ricchi del paladino della sinistra avevano generato. 42 economisti di fama, tra cui Elie Cohen e Jean-Hervé Lorenzi, hanno firmato una petizione pubblicata nell’edizione odierna del quotidiano Le Monde. Secondo loro Hollande unisce “credibilità, coerenza e ambizione”. Alcuni fanno parte dei consiglieri del candidato socialista, come Thomas Piketty e Philippe Aghion. Altri, invece, non sono classificati a sinistra. Ma hanno accettato di sottoscrivere che “Hollande è il più adatto a risanare la Francia”.

“La crisi dell’euro – si legge nel documento – mostra che il peggio resta possibile: una corsa assurda verso la riduzione degli aiuti sociali, verso politiche d’austerità che frenino la crescita”. “La crisi del debito non si potrà combattere senza crescita economica e con un potere d’acquisto in calo”. Insomma, la crociata promessa da Hollande per una modifica del fiscal compact, il trattato voluto dalla Merkel per un ritorno serrato al pareggio di bilancio (e supinamente accettato da Sarkozy), è sacrosanta. Sono sempre più numerosi a pensarlo anche tra gli imprenditori.

Su questo fronte è arrivata un’altra novità per il candidato di sinistra. Il Medef, equivalente della Confindustria in Francia, è da sempre molto vicino alla destra. E, ancora due settimane fa, la presidente dell’organizzazione, Laurence Parisot, ricordava “il lavoro straordinario in intensità e quantità svolto da Sarkozy”. Ma, secondo quanto riportato dal sito del settimanale Challenges, diversi contatti sono stati presi fra il clan Hollande e la Parisot. Che, ieri, ha ammesso che non incontrerà il candidato socialista prima del fine settimana, quando si svolgerà il primo turno. “Ma spero di farlo in seguito prima del secondo”, ha precisato. Avances inaspettate, dovute forse ai consensi che Hollande riscuote tra i piccoli imprenditori.

Non solo: proprio l’Institut de l’entreprise, think thank di tendenza liberale, legato al Medef, pochi giorni fa ha riservato una sonora bocciatura al programma economico del prossimo quinquennio di Sarkozy: ci sarebbero 11,4miliardi di euro ballerini, previsti tra le spese (a forza di aggiungere nuove misure dal sapore populista, come la riduzione dei costi per ottenere la patente di guida), ma che mancano nelle entrate previste o fra i risparmi nella spesa pubblica messi in conto dal candidato. Forse tasse nascoste, di cui non vuole ammettere l’esistenza prima delle elezioni… Quanto all’institut Montaigne, stima la differenza al 20 per cento del totale per Sarkozy e “solo” al 9 per cento per Hollande, laureato alla prestigiosa Hec, la scuola universitaria di business più importante del Paese.

Resta, infine, il problema (se così si può definire) dei miliardari. Fuggiranno dal suolo patrio dopo la promessa di Hollande di tassare al 75 per cento i redditi annui superiori al milione di euro? Se ne andranno i più abbienti come avvenne nel lontano 1981, quando il socialista François Mitterrand conquistò il potere? Allora un giovane Bernard Arnault, già molto ricco, si trasferì negli Stati Uniti per tre anni. Oggi, patron di Lvmh, il colosso del lusso, e l’uomo più ricco di Francia, amico di Sarkozy, non si è ancora pronunciato. Ma, secondo le voci che circolano negli ultimi giorni a Parigi, non dovrebbe fare le valigie. Anche se Hollande vincesse le elezioni.