Sembra di vivere in uno di quei film surreali. Ogni giorno emerge una ruberia, un’appropriazione, un caso di corruzione, una truffa. Tutto ai danni della collettività. A nostra insaputa. Un fiume di denaro pubblico che nei decenni è stato distratto dai bisogni della collettività ai bisogni dei singoli o degli stessi Partiti. Da Tangentopoli a Partitopoli è tutto un Monòpoli (anche di Stato peraltro) dove i giocatori son sempre gli stessi e si muovono agilmente fino al Parco della Vittoria. E’ tutto uno spreco di denaro pubblico, un trionfo di lussi ed investimenti. Come ho sentito dire per decenni nei bar, nei mercati, nelle strade “E’ tutto un magna magna”. C’era in questa frase un intenso tocco di populismo, di qualunquismo. In realtà era verismo.

Se tutto questo è emerso lo si deve alla magistratura, certo. Ma a poco serviranno le indagini se sui reati calerà inesorabile la prescrizione all’italiana, studiata scientificamente da una classe politica per garantirsi l’impunità.

In questo disegno criminoso, costruito negli anni, s’inserisce pure lo smantellamento del sistema giustizia. Da ultimo la destrutturazione in atto delle fondamenta dell’avvocatura. Ciò affinchè vi siano meno magistrati efficienti che indaghino, processi pieni di insidie e destinati a non concludersi, un’avvocatura fiaccata ed un sistema dei diritti allentato. Ce n’è abbastanza per confezionare un bel dossier da inviare non solo all’Unione Europea ma forse anche all’Onu per verificare se non sia in atto una dolce dittatura, sotto le mentite spoglie di una democrazia.

Si aggiunga in tale criminoso disegno la violazione della democrazia diretta. La democrazia diretta è stata la prima forma di un governo democratico, affermatasi nell’antica Atene. Nel Contratto sociale Roussau la descrive come la sola forma di governo con cui il popolo sovrano esprime la volontà generale. Come noto, l’Italia prevede 3 strumenti di democrazia diretta: il referendum (abrogativo ex art. 75 Cost. e confermativo ex art. 138 Cost.), l’iniziativa popolare legislativa (ex art. 71 Cost.) e la petizione (ex art. 50 Cost.).

Ora, è altrettanto notorio come tali strumenti vengano sistematicamente e scientificamente disattesi, violati, brutalizzati.

Il principio fondamentale che sorregge la nostra democrazia è statuito dal comma 2 dell’art. 1 della Costituzione, secondo cui “La sovranità appartiene al popolo“, il quale popolo la esercita tanto con la democrazia rappresentativa quanto con la democrazia diretta.

E’ evidente come in Italia vi sia un grave vulnus alla democrazia poiché non è più un problema di proporzioni ed equilibrio tra la dominante democrazia rappresentativa in luogo della democrazia diretta, quanto della soppressione stessa della democrazia diretta. Ergo la violazione della democrazia. Infatti se a ciò aggiungiamo l’esercizio della democrazia rappresentativa in spregio all’interesse pubblico e con intenti delinquenziali, il cerchio è chiuso.

Il fulgido esempio del finanziamento dei partiti è il suggello di tale violazione. Uno stupro di diritto, mi sia consentito. Perché la violazione della democrazia è lo stupro di un popolo intero.

Il referendum del 18-19 aprile 1993 ha visto il 90,3 di risposte affermative (31.225.867 votanti, il 65,12%  del corpo elettorale) al quesito: “Volete voi che siano abrogati gli artt. 3 e 9 della legge 2 maggio 1974, n. 195: “Contributo dello Stato al finanziamento dei partiti politici”, così come modificati e integrati (…)”.

La banda del buco, quella trasversale a tutti i Partiti ma forse occorre chiamarli “malfattori”, ha poi varato le leggi 2 gennaio 1997 n. 2, 3 giugno 1999 n. 157 “Nuove norme in materia di rimborso delle spese per consultazioni elettorali e referendarie e abrogazione delle disposizioni concernenti la contribuzione volontaria ai movimenti e partiti politici” che da ultimo ha reintrodotto di fatto il finanziamento pubblico, chiamandolo in modo diverso. Rimborsi elettorali peraltro elargiti senza chiedere pezze giustificative.

Siamo dinanzi ad un colpo di Stato, spalmato in silenzio su di un popolo imbottito di oppiacei forniti dai mass media.

Napolitano recita che “I partiti non sono il regno del male”, proferito da un uomo nato nel partito, che si crede Pertini senza esserlo, come è stato ben sottolineato. In Italia invece parrebbe il contrario. Non si spiega difatti come il Belpaese pur avendo la pressione fiscale più alta del mondo (il 45% ma in realtà ben di più), uno tra i maggiori risparmi dei privati, tra i beni culturali e paesaggistici più importanti, abbia al contempo uno dei maggiori debiti pubblici. Dov’è finito il maltolto cara banda del buco?