Si sono rifiutati fino all’ultimo di scendere e quando le forze dell’ordine sono arrivate sul tetto si sono fatti portare via di peso. E’ finita così l’occupazione della palazzina di via Libia 67, stabile di proprietà della Provincia di Bologna occupato venerdì scorso da una ventina di attivisti in solidarietà con il movimento No Tav.

Circa sessanta tra agenti di polizia e carabinieri si sono presentati attorno alle 8 di questa mattina davanti al palazzo di tre piani. Dopo avere bloccato il vicino cavalcavia da entrambi i lati hanno divelto la porta d’ingresso, sbarrata dal di dentro con catene e sbarre di ferro, agganciandola con un tirante ad una camionetta. Poi hanno iniziato a salire verso il tetto della palazzina superando diverse barricate improvvisate fatte di materassi e mobili, mentre gli occupanti, così hanno spiegato gli agenti, hanno tentato di fermarli “con azioni di disturbo”. Versione differente invece quella degli attivisti, che hanno spiegato di avere opposto solo resistenza passiva sul tetto della casa. Alla fine una quindicina di persone sono state subito identificate, ma otto ragazze hanno deciso di resistere ad oltranza salendo sulla torretta del palazzo, e lì sono rimaste fino a mezzogiorno. Poi è toccato pure a loro scendere, portate vie di peso dagli agenti e infine caricate sulle camionette per l’identificazione in questura visto che si sono rifiutate di esibire i documenti. Secondo la questura si tratterebbe di attivisti della galassia anarchica cittadina, frequentatori dell’aula C di Scienze politiche e dell’ex circolo Fuoriluogo.

Sul posto sono intervenuti anche una ventina di pompieri. Per prevenire eventuali cadute è stato gonfiato un enorme materasso e sono state attivate due autoscale per agevolare le operazioni. La torretta, vecchia e ormai pericolante, è stata anche puntellata con delle travi. Mentre gli occupanti erano ancora sul tetto nelle vicinanze della palazzina si sono radunati cinquanta manifestanti che hanno espresso la loro solidarietà agli occupanti. Molti i cori del movimento No Tav, e anche qualche insulto ai giornalisti, colpevoli di contribuire all’identificazione di chi manifesta con foto e video.

Nei giorni scorsi gli attivisti avevano spiegato sul sito Indymedia le ragioni della loro occupazione, contro chi trasforma “i nostri quartieri e le nostre valli degli eterni cantieri con la promessa di farci vivere in luoghi migliori, più efficienti, più funzionali, più sicuri, ma ciò che resta è solo la devastazione delle lobbies del cemento”. “Vogliamo condividere con tutto il quartiere questo spazio – recitava il comunicato – per farne un luogo aperto e non un fortino (come dicono i giornali in questi giorni), per creare un luogo di socialità autentica e non quella che ci impone chi non sa far altro che costruire centri commerciali, per condividere ciò che ciascuno di noi conosce e sa fare, per sviluppare legami diversi da quelli che ci impongono il lavoro, la velocità del denaro, la paura di non saper cos’altro cercare”.