Il ministro della Giustizia Paola Severino

Pene aumentate per corruzione e concussione, ma nessun intervento mirato per allungare in modo significativo i tempi di prescrizione, indicati anche dalle istituzioni internazionali come uno dei maggiori ostacoli alle effettive condanne dei tangentisti. E’ il contenuto dell’emendamento del governo al disegno di legge sulla corruzione, depositato dal ministro della Giustizia Paola Severino.

L’emendamento, che sarà discusso in Commissione giustizia alla Camera a partire da maggio, prevede pene da tre a sette anni di reclusione per la corruzione in caso di atti contrari ai doveri d’ufficio (art. 319 del codice penale, che attualmente prevede pene da due a cinque); da uno a cinque anni per la corruzione per atti d’ufficio, cioè quando un funzionario pubblico “vende” un atto che dovrebbe concedere per legge (art. 318, oggi da sei mesi a tre anni). Sul tema caldo della concussione (art. 317), uno dei reati contestati a Silvio Berlusconi nel processo “Ruby”, l’emendamento del governo Monti propone l’aumento della sola pena minima, che passa da quattro a sei anni, mentre resta immutata la massima, 12 anni. Ma è la riformulazione del reato che potrebbe avere conseguenze sul processo contro l’ex premier e su tutti quelli incentrati sullo stesso reato. “L’emendamento si propone di circoscrivere la concussione”, si legge nella relazione di accompagnamento al testo presentato dal ministro Severino, e “a tale limitazione si accompagna la netta differenziazione delle ipotesi di costrizione e induzione”. Al di là degli aspetti tecnici, è il fatto stesso che il reato cambi a mettere a rischio i relativi processi, con una prevedibile valanga di ricorsi e probabili annullamenti di sentenze in Cassazione.

“Tutte le norme incidono sui processi in corso”, ha dichiarato in proposito il ministro Severino, sollecitata dai giornalisti. “Dobbiamo avere il coraggio di intervenire e se si interviene seriamente e con razionalità nessuno può dire che si è intervenuti per incidere su un processo o un altro. Questa è la fisiologia, non la patologia del sistema”,

C’è un altro punto controverso. L’aumento delle pene massime per la corruzione fa automaticamente aumentare i tempi di prescrizione, ma non di molto. I sette anni previsti comportano una prescrizione a 8 anni e nove mesi, contro i sette e mezzo attuali. L’ordine di grandezza, insomma, resta uguale, e come succede oggi molti dibattimenti contro i “colletti bianchi” dell’impresa e della pubblica amministrazione accusati di malversazioni continueranno a finire in nulla. Con la doppia beffa per la collettività del danno subìto e delle spese per indagini e procedimenti giudiziari destinati a morire.

Il testo del governo è contenuto nell’emendamento all’articolo 9 del ddl anticorruzione, attualmente in discussione alle Commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera. La seduta congiunta, durata meno di un’ora, ha però proseguito l’esame dell’articolo precedente, come da ordine dei lavori. L’ufficio di presidenza ha poi fissato al 4 maggio il termine per la presentazione dei subemendamenti , e ha stabilito la riconvocazione delle commissioni per l’8 maggio.

L’emendamento governativo introduce anche il reato di “traffico d’influenze”, tipo delle “cricche” politico-imprenditoriali delineate da diverse inchieste giudiziarie degli ultimi anni, e la corruzione tra privati. “Abbiamo voluto intervenire con un’azione di riordino del sistema”, afferma il ministro Severino, perché il tema della corruzione “è di rilevanza fondamentale per il Paese”. Rispondendo alle domande dei giornalisti, Severino ha sottolineato che “tutte le norme incidono sui processi in corso. Sfido chiunque a trovare una norma, anche la più banale, che non incida sui processi in corso”.

Nessun intervento, invece, sul falso in bilancio, altro tema sollevato durante il dibattito sulla legge anticorruzione. ”Sul falso in bilancio c’è una serie di proposte di legge pendenti in Parlamento. E’ una materia diversa” dalla corruzione, precisa il Guardasigilli, “con una sua autonomia e una trattazione separata. Quando arriveranno i tempi parlamentari” per affrontare l’argomento, “il governo non si sottrarrà ai suoi doveri”.