Nonostante le proteste degli attivisti, i tentativi per regolare il diritto d’autore su Internet proseguono. Insomma, c’è ancora chi pensa che sia possibile usare la legge per proteggere il copyright sul Web. Buona parte della discussione avviene a livello teorico, ma quando si ha l’occasione di adottare il classico “metodo empirico” le cose diventano molto più chiare. Visto che qualche legge per la protezione del diritto d’autore esiste, può anche succedere di imbattersi in una sua applicazione pratica. È quello che mi è successo un paio di giorni fa.

Incuriosito dai meccanismi di funzionamento di un sito di aste online un po’ particolare, decido di approfondire la questione. Le ricerche su Google non portano a molto: anche i post sparsi nei vari forum puzzano un po’ troppo di campagna pubblicitaria mascherata. In una pagina Web scovo, però, un elenco di annunci di lavoro in cui si cercano programmatori in grado di realizzare la piattaforma per la gestione di aste online con caratteristiche simili. Di più: dagli annunci scopro che il sito in questione è la versione italiana di un (più celebre) servizio made in Usa. Diligentemente riprendo le ricerche puntando al servizio americano, sperando che nel mare magnum dei forum d’oltreoceano si possa trovare qualche spunto illuminante.

Altra ricerca su Google ed ecco che, sul fondo della seconda pagina, compare un curioso messaggio.

In risposta a una lamentela ricevuta ai sensi della legge americana Digital Millennium Copyright Act (Legge sul copyright digitale), abbiamo eliminato 1 risultato(i) da questa pagina. Se lo desideri, puoi leggere la lamentela Dmca (Legge sul copyright digitale) che ha provocato l’eliminazione all’indirizzo ChillingEffects.org.

Chilling Effects è un sito creato dalla Electronic Frontier Foundation che raccoglie tutti i “blocchi” imposti attraverso il Digital Millennium Copyright Act.

Naturalmente desidero leggere la “lamentela”. Il browser visualizza il documento in cui il legittimo proprietario denuncia la violazione del copyright, mostrando l’elenco (con indicazione della relativa Url) dei contenuti plagiati e quello (anche qui con relative Url) delle pagine che avrebbero ripreso il contenuto violando il copyright. In tutto qualche decina di pagine Web.

Per fortuna il famigerato Dmca ha un funzionamento “relativo”. Nonostante siano state rimosse dai risultati di Google, quindi, le pagine in questione sono ancora raggiungibili: basta un copia-incolla delle Url.

Ed ecco la sorpresa: il “materiale protetto da copyright” in questione è rappresentato da… post di utenti pubblicati su un forum! Ma come? Da quando un post scritto da un utente si trasforma in materiale protetto da “diritto d’autore”? Semplice: da quando il sito che ospita il forum ha inserito nelle condizioni d’uso la dicitura di avere un “diritto di esclusiva” su ciò che viene pubblicato, specificando che questo non può essere copiato senza un permesso scritto. Insomma, un po’ come se su FQ venisse inserita una clausola di esclusiva (con relativo copyright) sui commenti dei lettori o, se vogliamo esagerare, come se Facebook pretendesse di avere un diritto d’autore sui contenuti pubblicati dagli utenti. Il tutto per evitare “plagi”.

Ma c’è di più. Il sito in questione è il discusso ripoffreport.com, che raccoglie le denunce dei consumatori in tema di frodi commerciali. Ripoff Report ha un vero record in tema di azioni legali (agite e subite) e una vita piuttosto movimentata: l’anno scorso, per esempio, è sparito dai risultati di Google per qualche tempo. Buona parte dei suoi guai giudiziari sono legati ai contenuti che pubblica, considerati al limite della diffamazione. Ecco perché le condizioni d’uso prevedono che gli utenti siano “i soli responsabili del materiale che pubblicano”. Già, ma poi il sito pretende di avere il copyright su ciò che pubblicano e, grazie a quei geniacci che hanno ideato il Dmca, può anche oscurare i siti concorrenti che avrebbero copiato i contenuti.

Benvenuti nel mondo del copyright su Internet.