Mobilitazione in tutte le fabbriche, nei posti di lavoro e su tutto il territorio. L’appello lanciato dalla Fiom all’assemblea nazionale che si è svolta questa mattina a Bologna, alla presenza di Maurizio Landini, davanti ad una platea di oltre mille persone ricorda le parole di Danilo Gruppi, segretario della Cgil cittadina, rivolte alla piazza piena di bandiere rosse nel giorno dello sciopero generale del settembre 2011. Eppure questa volta la campagna che le tute blu stanno conducendo contro la riforma del lavoro e, in particolare, contro le modifiche all’articolo 18, è solitaria e sotto molti punti di vista, separata. Iniziata con gli scioperi indetti nelle fabbriche di tutta Italia, negli stabilimenti Fiat o alla Marcegaglia, e culminata con le ultime manifestazioni a suon di blocchi e cortei. Come a Bologna, quando giovedì in 1500 hanno occupato un tratto della tangenziale con striscioni contro il governo Monti e il suo attacco all’articolo 18.

Statuto dei lavoratori articolo per articolo, diritti, precarietà, riforma delle pensioni. Questi i temi trattati dall’assemblea Fiom a Bologna, di fronte a centinaia di delegati, precari, tute blu, studenti e disoccupati. Tutti riuniti a palazzo Re Enzo per definire un piano di mobilitazione nazionale che si propagherà in tutta la penisola all’insegna del cambiamento. “L’assemblea di oggi – ha sottolineato Bruno Papignani, attuale segretario provinciale della Fiom Bologna e prossima guida delle tute blu emiliano romagnole – serve a ricordare al governo che questa riforma non ci va bene. Vogliamo rompere quel gioco dove si sostiene che per dare più stabilità ai giovani si devono togliere diritti agli altri, perché è inaccettabile. I problemi che l’Italia sta vivendo coinvolgono tutti, giovani, meno giovani e pensionati”.

Al centro del discorso di apertura lavori tenuto da Maurizio Landini, segretario generale della Fiom, anche la situazione delle principali aziende emiliano romagnole e i rapporti con le altre sigle confederali, che alla Maserati, alla Magneti Marelli, alla Marcegaglia Group, così come in molte altre fabbriche, stanno conducendo trattative separate con la dirigenza delle aziende.

Alla Magneti Marelli del gruppo Fiat, la proprietà è stata anche condannata dal tribunale di Bologna per comportamento antisindacale dopo aver cacciato le tute blu dallo stabilimento e aver così violato l’articolo 19 dello statuto dei lavoratori. “Quello che sta succedendo in Fiat non è solo fuori dalla Costituzione, ma anche dagli accordi sindacali del 28 giugno 2011 sulla rappresentanza – ha chiarito Landini – dovrebbero riflettere Cisl e Uil sul fatto che il sistema adottato dalla casa torinese sta cambiando la natura stessa del sindacato”.

Discorso delicato proprio nelle stesse ore in cui un giudice del lavoro ha bocciato in un sol colpo 21 ricorsi uguali a quello di Bologna: “Tutto ciò che sta avvenendo è anticostituzionale – ha denunciato Landini, riferendosi anche alla sentenza del giudice del lavoro di Torino Fabrizio Aprile, “e su questo punto abbiamo intenzione di muoverci fino ad arrivare, se necessario, a chiedere l’intervento della Corte Costituzionale”.

Landini torna anche sul caso Maserati: “La Fiat aveva comunicato ad alcune organizzazioni sindacali l’intenzione di spostare la produzione a Torino, modificando ciò che aveva sempre detto, e cioè che il settore sarebbe rimasto a Modena. Siamo di fronte al rischio molto concreto che parti intere della produzione siano spostate in altri paesi, è un problema che riguarda tutta l’Italia, le forze politiche e il governo. Anche perché sta aumentando la cassa integrazione e Marchionne è andato a chiedere soldi in Europa per chiudere gli stabilimenti in Italia. Per evitare questa prospettiva ci sarebbe bisogno di un tavolo vero di trattativa e un impegno vero anche del governo”.

Bocciata anche la trattativa alla Marcegaglia di Forlì dove l’azienda, con l’appoggio del Partito Democratico e delle istituzioni locali, ha ottenuto l’accordo separato sul salario d’ingresso per i nuovi lavoratori, firmato solo da Cisl, Uil e 4 rappresentanze sindacali unitarie sulle 8 in azienda: “Per noi quella firma rappresenta uno spopolamento dei diritti e regressione in senso generale, in più ci troviamo davanti a una di quelle aziende che annunciano investimenti e poi non li fanno. Credo che le forze politiche dovrebbero ascoltare meglio non le imprese, ma quello che pensano i lavoratori”.

Il segretario nazionale Fiom non elude un altro tema centrale di questi drammatici giorni nel mondo del lavoro, i suicidi da parte di lavoratori e piccoli imprenditori in difficolta’ per la crisi economica: “Siamo di fronte ad una crisi economica drammatica. Non c’è nessun intervento del governo sulle ragioni che l’hanno prodotta”, ha spiegato Landini,”Il problema di creare lavoro è permettere anche alle imprese di non avere i problemi che hanno con le banche e con i crediti. C’è un problema di riforma del sistema finanziario che oggi avrebbe effetti positivi sia per chi vuol fare davvero impresa e sia per sostenere il lavoro sul piano retributivo. Su questo vedo un vuoto da parte del governo e quando, purtroppo, si arriva a situazioni estreme di questa natura rischia di scattare nella testa della gente il fatto che non c’è più nulla da fare”.

La mobilitazione delle tute blu non è quindi destinata a fermarsi, con o senza il sostegno delle altre sigle confederali. “Veniamo spinti verso la divisione, ma noi non abbiamo paura di contaminarci, di metterci insieme” ha chiarito Landini nel discorso conclusivo, riferendosi alle spaccature in atto con gli altri partiti. Soprattutto quella con la Cgil che giovedì, durante la manifestazione che ha portato al blocco della tangenziale di Bologna, non ha partecipato. “Avevamo chiesto alla Cgil una data in comune per unificare tutte le categorie ma per loro era inopportuno, così siamo andati avanti da soli – ha spiegato Papignani – Anche se abbiamo divergenze di opinione rispetto all’articolo 18, il non partecipare è stata una distrazione che avrebbero fatto meglio a evitare”.

“Non ci saranno tempi supplementari – hanno concluso i delegati delle tute blu, rivolgendosi alla politica e ai colleghi confederali – se questa partita non la si vince ora, anche quando la crisi sarà passata non sarà rimasto nulla per cui lottare”.