“Mi sono sentito e mi sento in dovere di sostenere queste persone con un aiuto concreto e continuativo. Come potrebbero cavarsela altrimenti?”. Parole di Silvio Berlusconi, che in un’intervista a il Giornale ha motivato così i bonifici bancari versati sui conti correnti di Nicole Minetti e delle gemelle napoletane Imma ed Eleonora De Vivo. Le ragazze, assidue frequentatrici delle ‘cene galanti’ ad Arcore, sono ora testimoni nel processo in cui l’ex presidente del Consiglio è imputato di prostituzione minorile per i rapporti con la minorenne Karima el Mahroug e di concussione per le telefonate alla Questura milanese la notte del 27 maggio 2010, in cui il Cavaliere aveva chiesto di affidare la ragazza marocchina al consigliere regionale Nicole Minetti.

Quei bonifici, ora, sono sotto la lente d’ingrandimento della Procura, che ha chiesto di acquisirli agli atti. Si parla nel complesso di almeno 127mila euro, soldi che l’ex igienista dentale avrebbe utilizzato anche per pagare gli avvocati che la difendono nel processo in cui è imputata, insieme a Emilio Fede e Lele Mora, di favoreggiamento alla prostituzione per le “serate eleganti” ad Arcore. “Mi ha chiesto un aiuto in un momento di difficoltà – ha detto B. – e io gliel’ho dato volentieri” perché “quando una persona amica in difficoltà chiede aiuto non è necessario approfondire la destinazione”. Ma l’aiuto è finito nella casse dei legali… Anche su questo Berlusconi non ha trovato nulla di strano, perché “quali altre risorse poteva avere la Minetti per opporsi in modo efficace a una così poderosa macchina giudiziaria, e pagare le parcelle degli avvocati per difendersi e far valere le proprie ragioni, dopo che era stata coinvolta in modo così clamoroso in una vicenda assurda, con accuse costruite sul nulla?”. Per Berlusconi, quindi, la colpa è dei magistrati.

Non si sa, invece, cosa abbiano fatto le gemelle De Vivo dei “doverosi aiuti” del premier. Anzi, non si sapeva fino all’intervista a Berlusconi pubblicata sul giornale di famiglia. Una parte di quei soldi l’ha trattenuta il padre delle ragazze napoletane, il resto sono serviti ad alleggerire – sono parole dell’ex capo del Governo – “una situazione molto triste di indigenza in conseguenza di una incursione della magistratura nella loro vita familiare. A seguito di questa situazione drammatica – ha continuato Berlusconi – segnata anche dal suicidio di persona cara, ho ritenuto di non dovermi sottrarre alle richieste di aiuto economico che mi venivano rivolte”.

Sì, perché per giustificare i bonifici ai testimoni del processo contro di lui, Silvio Berlusconi ha puntato tutto sugli “aiuti doverosi“. In pratica, secondo il suo ragionamento, tutte le Olgettine coinvolte nello scandalo del Bunga Bunga hanno visto rovinate le loro vite e quelle dei familiari più stretti a causa dell’intrusione della magistratura e dell’esposizione mediatica con negativo ritorno d’immagine. Una luce dei riflettori, insomma, che ha compromesso serenità e situazione lavorativa delle protagoniste delle “sere eleganti”, la cui unica colpa è quella di essere state invitate a cena dall’ex presidente del Consiglio.

“Sono vittime di un’aggressione mediatica” ha detto Berlusconi, che poi ha spiegato come quel denaro non nasconde assolutamente nulla. “Ho usato il bonifico bancario proprio perché si tratta di soldi trasparenti – ha detto il Cavaliere – totalmente tracciabili, come risulta dal rapporto Bankitalia“. E pazienza se le beneficiarie degli “aiuti doverosi” siano testimoni nel processo contro di lui: per l’ex premier, infatti, le ragazze “sono testimoni di nulla nella realtà dei fatti, perché nessuna di queste persone può testimoniare alcunché a mio carico”. Poi il solito refrain del complotto, perché – ha sottolineato B. – “è assolutamente certo che queste stesse persone sono state danneggiate da chi ha condotto le indagini che di loro hanno dato immagini distorte con una violenza inaudita, con l’unico intento di danneggiarmi sul piano politico in Italia e all’estero”.