Ha denunciato il malaffare dentro al suo partito, il Pd. Ha portato avanti battaglie importanti contro Cosa Nostra nella sua città, Agrigento. E’ stato protagonista di vibranti dichiarazioni contro la criminalità organizzata. Adesso però sulla testa di Giuseppe Arnone, consigliere comunale della città dei templi ed esperto avvocato cassazionista, è caduta una tegola inaspettata: la procura di Agrigento ne ha infatti chiesto il rinvio a giudizio per tentata estorsione e lesioni personali. Un duro colpo che arriva ad appena un mese dalle amministrative, dove nonostante il boicottaggio del Pd Arnone proverà lo stesso a diventare sindaco di Agrigento con una lista civica.

Proprio per questo alla richiesta di rinvio a giudizio della procura ha risposto per le rime: ovvero denunciando il procuratore capo di Agrigento Renato Di Natale e l’aggiunto Ignazio Fonzo. “La strumentalizzazione dei miei avversari politici su questa vicenda – racconta Arnone – sta diventando davvero una cosa incresciosa, soprattutto in una campagna elettorale dove i sondaggi mi danno altissimi indici di gradimento”. Il consigliere comunale ha quindi preso carta e penna e messo giù un un esposto di cinque pagine con l’intenzione d’inviarlo al Csm, al procuratore generale della Cassazione e al ministero della Giustizia.

Secondo le accuse dei magistrati che ne chiedono il rinvio a giudizio Arnone avrebbe picchiato una sua cliente che si sarebbe rifiutata di firmare un documento di compravendita immobiliare. Un fatto che per il consigliere comunale del Pd invece non si sarebbe mai verificato. La richiesta di rinvio a giudizio per Arnone sarebbe addirittura un abuso d’ufficio del procuratore della città dei templi. “Questi magistrati – spiega – mi sono ostili preconcettualmente. Basti pensare che la richiesta di rinvio a giudizio avviene dopo che la mia querelante ed unica accusatrice aveva rimesso la querela nei miei confronti, ritrattato le accuse ed era arrivata a dichiarare di essere stata in tilt al momento dei fatti, ammesso di avere mentito, dichiarato che l’avvocato Arnone era come un padre per i suoi figli”.

L’intera vicenda nascerebbe, secondo la ricostruzione del vulcanico consigliere del Pd, addirittura da un’intervista rilasciata ad un’emittente locale agrigentina. Oggetto dell’intervista era la partecipazione di Arnone ad una manifestazione organizzata da Walter Veltroni. Solo che per questioni di tempo il consigliere comunale si sarebbe fatto intervistare (mostrando anche una maglietta con stampate le frasi di Veltroni) al quinto piano del palazzo di giustizia agrigentino, dove hanno sede gli uffici della procura. “Dopo circa mezz’ora – racconta Arnone – mi chiamò il procuratore convocandomi nel suo ufficio. Era seccato che avessi rilasciato un’intervista con temi politici nei corridoi della procura. Mi scusai e pregai il giornalista di non mandare in onda il servizio. Solo che il dottor Di Natale a quel punto si è inventato di sana pianta, al di fuori di ogni criterio, l’accusa di oltraggio a magistrato in udienza. Dopodiché al momento dell’archiviazione dell’indagine ha approfittato per offendermi gratuitamente definendomi come soggetto che supera ‘senza scrupoli e con assoluta disinvoltura’ limiti deontologici e di opportunità”.

Arnone non ha risparmiato critiche neanche al procuratore aggiunto di Agrigento Fonzo, che avrebbe rigettato un suo esposto “inserendo una serie di aggettivi e valutazioni gravemente offensive nei miei confronti. Tra l’altro faccio notare che nell’esposto in questione denunciavo la condotta di Sebastiano Di Francesco, capo dell’ufficio Urbanistica di Agrigento, che lo scorso novembre è stato colpito da ordinanza cautelare”.

Ma perché i vertici della procura dovrebbero essere così accaniti nei suoi confronti? Arnone non ha dubbi: “Mi vedono come fumo negli occhi. All’inizio marcavano le distanze da me nonostante ci fossi io alla base di tutte le denunce che gli arrivavano. Avevano paura di essere assimilati politicamente al sottoscritto. Credo però che la bocciatura di Giuseppe Gennaro come procuratore di Catania, con le mie campagne in questo senso, non sia stata digerita da qualche corrente della magistratura, che reagisce di conseguenza”.

Le accuse del candidato sindaco però non scompongono più di tanto gli ambienti della Procura. “Io faccio il mio lavoro in ambito giudiziario ed è lì che mi esprimo. L’ambito mediatico lo lascio tutto ad Arnone” ha detto il procuratore capo Di Natale. Nel frattempo però Arnone ha rilanciato, annunciando l’uscita di un nuovo giornale locale per sostenere le sue battaglie: manco a dirlo si chiamerà Ingiustizie.

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