Lo so che è un’analisi riduttiva e semplicistica, incapace di cogliere la complessità delle cose. Ma nella vicenda della sospensione delle pubblicazioni de “Il Riformista” c’è anche un brandello dello scontro generazionale che sta avvelenando questo paese.

Uno scontro che lascia sul campo milioni di trentenni e quarantenni a spasso o a pietire contrattini da fame, mentre la ultratutelata generazione dei 60-70enni (e oltre) continua ad accaparrarsi tutto l’accaparrabile. Il Riformista, dicevamo. Da un lato il direttore uscente, l’88enne Emanuele Macaluso, che Wikipedia ci descrive come “politico, sindacalista e giornalista italiano”, deputato dal 1963 al 1976 e senatore dal 1976 al 1992 e quindi titolare della superpensione spettante agli ex parlamentari, che prima traghetta il giornale verso la chiusura, e poi dichiara che sta valutando nuove proposte di collaborazione, beato lui.

Dall’altro i numerosi, giovani e talentuosi cronisti che la chiusura del quotidiano fondato da Velardi e Polito costringe alla disoccupazione. C’è qualcosa di normale in questa inarrestabile deriva?