Filip Dewinter, deputato di Vlaams Belang

Un sito web per delazioni anonime contro migranti e rifugiati politici che «approfittano» dello stato sociale. E’ l’ultima controversa iniziativa lanciata dal Vlaams Belang (Interesse fiammingo), il partito della destra fiamminga belga, nato nel 2004 sulle ceneri del Vlaams Blok, messo fuori legge per le sue posizioni xenofobe e razziste.

Il sito web è stato presentato dal deputato di Anversa Filip Dewinter con l’obiettivo di raccogliere «indicazioni» dai cittadini su presunti crimini commessi dai migranti, in particolare denunce di lavoro nero, sfruttamento del lavoro o «abusi» del sistema di protezione sociale. Nel comunicato di lancio del sito, Dewinter accusa il governo di Bruxelles di «viziare» i molti immigrati e rifugiati politici ospitati in Belgio e di «nascondere sotto il tappeto» i problemi che la loro presenza crea al tessuto sociale belga – e a quello delle ricche Fiandre in particolare. Le politiche anti-immigrati e rifugiati sono uno dei pilastri dell’azione dei nazionalisti fiamminghi il cui obiettivo rimane la separazione delle Fiandre (la zona di lingua fiamminga del Belgio) dalla Vallonia (la regione francofona).

Il sito di Dewinter non è il primo del suo tipo in Europa. Qualche settimana fa, a febbraio, era stato un altro partito xenofobo, l’olandese Partito della libertà (Pvv, le iniziali in olandese), guidato da Geert Wilders, a condurre una iniziativa simile. Il sito olandese, però, era diretto soprattutto «contro» migranti dell’Europa orientale e centrale, mentre quello del Vlaams Belang se la prende indistintamente con tutti i non fiamminghi, compresi i rifugiati politici e i migranti che godono di protezione umanitaria.

La provocazione del Vlaams Belang (15 per cento dei voti a livello nazionale, attorno al 20 in quelle regionali) si innesta sulle polemiche tra il Belgio e l’Unhcr che varie volte negli ultimi due anni ha criticato le «disfunzionalità» del sistema di protezione per i rifugiati. Le «soluzioni» proposte a un problema autentico sono però diametralmente opposte: l’Unhcr vorrebbe più risorse e una migliore organizzazione dei servizi, il Vb invece semplicemente meno rifugiati politici accolti.

Molto dure le reazioni politiche in Belgio. Il ministro dell’interno Joelle Milquet ha detto al magazine online Euobserver che il sito web di Dewinter è «illegale, perché invade la privacy dei cittadini e li incoraggia a prendere il posto della polizia».

Ancora più dure le reazioni non governative, come quella del direttore del Centro belga per le pari opportunità e contro il razzismo, Jozef De Witte, che in una intervista radiofonica ha paragonato l’iniziativa del Vlaams Belang alle pratiche di delazione dei nazisti negli anni Trenta e alla schedatura di massa attuata dalla Stasi, la polizia politica della Germania est. L’allusione al nazismo non è gratuita: nel pedigree dell’estrema destra fiamminga, infatti, c’è l’ombra della collaborazione con i nazisti durante l’occupazione del Belgio negli anni della Seconda guerra mondiale.

Nel 2002 l’allora vice presidente del Vlaams Blok, Roelend Raess, fu costretto a dimettersi dalle reazioni suscitate dalle sue dichiarazioni negazioniste rispetto alla Shoah. Una posizione completamente ribaltata negli anni successivi, tanto che nel 2010 una delegazione del partito è stata anche ricevuta in Israele, oggi considerato dal Vlaams Belang un alleato dell’occidente nella «battaglia culturale» contro l’Islam, percepito come il principale nemico all’identità culturale delle Fiandre.

Gli altri partiti belgi, anche fiamminghi e anche di destra, hanno cercato di mantenere il Vb fuori da incarichi esecutivi e di governo, isolandolo di fatto in una nicchia politica che si è andata riducendo nelle ultime tornate elettorale dopo gli exploit della metà del decennio scorso. Iniziative come quella di Dewinters, quindi, servono anche a «provocare e sbigottire» (come ha detto De Witte) un elettorato che sembra meno sensibile al richiamo xenofobo e anti-immigrati su cui il Vb ha costruito le sue fortune politiche, in declino anche grazie alla crescita di partiti fiamminghi, pure indipendentisti, che però usano toni decisamente meno aggressivi.