Ultimo avvistamento pubblico il 27 marzo a Milano, zona Brera. Un dibattito organizzato dai socialisti della – fu – città da bere: Rino Formica, Bobo Craxi, gli ex sindaci Tognoli, Pillitteri, Borghini. Mamma che nostalgia, che voglia di tornare al tempo in cui i partiti rubavano e i cassieri minavano la nazione coi loro allegri traffici. Eppure nessuno, quel giorno, ha avuto l’ardire di una domandina semplice semplice all’ospite d’onore. Ma lei, Giulio Tremonti, ex potente superministro che dettava legge fino a un anno fa, lei che ha sdoganato e elevato a rango di mezzo statista il Bossi Umberto, che pensa dell’affare Tanzania? Nessun problema nell’aver sostenuto personaggi alla Brancher? Oltre all’affitto (in nero) al fido Milanese, non s’era mai accorto che i conti non tornavano nella grande casa del governo?

Niente, Tremonti sul punto non ha avuto nulla da dire. Nè lì nè altrove, perché nelle ultime settimane ha pensato ad altro. Ha presentato una proposta di legge perché la rete tivù più leghista del servizio pubblico, Rai2, mandi in onda film in inglese. Ha detto all’Annunziata che il governo Monti sta sbagliando tutto. Gira l’Italia per proporre la sua ultima fatica, “Uscita di sicurezza”, titolo profetico ma poco utile quando s’è presentato l’altro giorno in via Bellerio a dare solidarietà a Bossi mentre lo scandalo montava: troppo tardi, game over.

Sul sito giuliotremonti.it non compaiono per il professore impegni futuri. Le risposte ai quesiti dei suoi fan sono rimaste ferme a marzo, e si parla solo di grandi scenari planetari, neanche un accenno alle beghe padane. Non ci sono neanche date di presentazione del libro, che è uscito solo due mesi fa e avrebbe tanto bisogno di promozione sul territorio.

Forse il problema è che il 21 marzo, a Macerata, Giulio se l’è vista brutta. La città dove aveva insegnato negli anni 70, “Il più bel periodo della mia vita” ha detto lui commosso, s’è trovato davanti un gruppo di giovani con cartelli eloquenti: “Avete ammazzato la cultura!”, “Il sonno della ragione genera mostri”. Se la contestazione comincia in una tranquilla cittadina marchigiana, se gli amici socialisti ti accolgono a braccia aperte, se il fratello Umberto è fuori gioco, non serve un genietto a capire l’aria che tira. Gulio, resta dove sei, in fondo non è una brutta idea.