Paolo Simonini, del Coordinamento dei Rifiuti per il Lazio, è al quarto giorno di sciopero della fame “a difesa dell’ambiente e della salute dei cittadini del Lazio”. Mentre una “croce della monnezza”, oggi a Pizzo del Prete (Fiumicino), sta facendo un percorso itinerante tra i luoghi simbolo della lotta dei cittadini crocifissi dalla vertenza rifiuti del Lazio.

“Un’ora sulla croce o trent’anni sulla discarica” – alcuni cittadini saliranno sulla croce per dire no alla politica delle discariche e degli inceneritori e proporre alle istituzioni la strategia rifiuti zero. In pratica si vuole una raccolta porta a parta spinta al 65%, con riduzione e riciclo dei rifiuti.

“Il ricorso a discariche ed inceneritori è per l’ennesima volta l’unica soluzione che gli organi istituzionali propongono per risolvere un’emergenza rifiuti creata nel tempo a favore di interessi privati. Da mesi i Comitati Cittadini si battono perché venga attuata l’unica soluzione possibile: la raccolta differenziata porta a porta.”

È proprio di oggi la notizia che l’Europa non riuscirà a ridurre del 50%, entro il 2020, la quantità di rifiuti in discarica. Ciò pare ben simboleggiato dall’enorme discarica di Malagrotta, “molto probabilmente la più grande in Europa”. Per chiudere tale obbrobrio, il ministro ha ideato un “piano per Roma” : il 12 di aprile si chiuderanno gli incontri con le istituzioni compete tenti per trovare una soluzione all’emergenza rifiuti a Roma.

Voglio qui proporre le lettere che Paolo Simonini, del Coordinamento Rifiuti Zero per il Lazio, ha scritto a Corrado Clini e a Renata Polverini:

“Corrado, scusami se ti chiamo per nome, ma più che al Ministro vorrei parlare all’essere umano. Ieri ho iniziato un nuovo sciopero della fame davanti al Ministero che tu dirigi. Lo faccio perché ho paura per il destino della mia terra. Perché sento che in questo momento potremmo uscire dalla logica distruttiva delle discariche e degli inceneritori, e iniziare un percorso sano e civile. Dopo un anno di lotte, la novità sei tu. Sei il primo a parlare di raccolta differenziata. Hai dimostrato di avere l’autorità e la competenza per prendere in mano questa difficile sfida. Avevo chiesto ai tuoi collaboratori (molto gentili) di poter avere un colloquio con te, insieme a una ristretta delegazione dei comitati cittadini, per esporti le nostre ragioni e la nostra visione. Ma evidentemente non è possibile o forse non ti interessa. Hai detto che vuoi parlare solo con le istituzioni, che rappresentano noi cittadini. Ma molti uomini e donne – una volta che ottengono un briciolo di potere – spesso sono costretti a fare gli interessi di chi li aiutati a raggiungerlo. E spesso questi interessi non coincidono con l’interesse pubblico. Ieri sono stato cacciato via insieme ai miei compagni, colpevoli di essere saliti su una croce per esprimere la loro preoccupazione, e una sofferenza che dura ormai da un anno.  Abbiamo rischiato una denuncia penale. Io non voglio rischiare la vita, sono un padre di famiglia. Però non voglio vivere in un paese dove non posso difendere il futuro dei miei figli, neanche con queste povere armi. Né posso rassegnarmi a subire. Continuerò lo sciopero della fame fino a giovedì 12. Se dopo vorrai ascoltarci, smetterò.

“Renata, sul problema dei rifiuti, tu hai chiesto a noi cittadini senso di responsabilità. E’ strano. Ce la chiedi proprio tu che hai scaricato la responsabilità delle tue decisioni su un commissario straordinario. Tu che hai parlato ai Romani del Sistema Integrato per la Gestione dei Rifiuti, sapendo benissimo che differenziata e inceneritori sono due strade alternative, incompatibili. Responsabilità? Se tu fossi una persona responsabile, ti saresti occupata di questo problema all’inizio del tuo mandato. Da più di 10 anni è stata annunciata la chiusura di Malagrotta, la più grande discarica d’Europa, che in 30 anni ha avvelenato un intero quartiere di Roma. E ora ci racconti che dobbiamo scongiurare un’emergenza?  E hai imposto un commissario che dovrebbe gestirne la chiusura e invece non fa altro che firmare proroghe? Malagrotta deve chiudere subito. E non ci sono altri siti da inquinare. Nella zona di Pizzo del Prete ci sono allevamenti e colture biologiche, bellezze archeologiche e paesaggistiche inestimabili,  c’è il Bambin Gesù – l’ospedale dei bambini. Non c’è posto per discariche e inceneritori. Non c’è posto a Corcolle e a Villa Adriana, una perla del turismo italiano. Non c’è posto a Riano, bellissima e colpevole soltanto di avere vicino delle cave pronte per essere riempite di immondizia. Nel Lazio, in Italia e su questo povero pianeta, non ci sono più posti da inquinare. E non c’è più posto, Renata, per persone che danneggiano l’intera comunità per il vantaggio di pochi. Tu sostieni che il politico deve decidere. E’ giusto, non vi paghiamo soltanto per parlare e andare in giro con le macchine blu. Ma decidere cosa? Che i nostri figli debbano morire di tumore? Che i Romani mangino  il cibo avvelenato che comincerebbe ad arrivare dalla campagna di Roma, che respirino i fumi e la diossina degli inceneritori? Renata, finora con noi hai mostrato arroganza. Ti rifiuti di ascoltare i cittadini, ci tratti come degli zero. Eppure noi, che siamo degli Zero, abbiamo ancora una speranza. Che dietro quell’arroganza si nasconda del coraggio. Facciamo appello al tuo coraggio, Renata.Prendi l’unica strada sana, quella della differenziata porta a porta, non solo a parole. Se dietro a te ci sono cattivi consiglieri, se ci sono lobby pronte  a lucrare ai danni dei cittadini, tu usa il tuo coraggio, digli di no anche se ti hanno aiutata ad essere eletta, fai vedere a tutti che non sei il burattino di nessuno. Se lo farai, noi saremo con te. Sì, Con Te – come dicevi a noi nei tuoi manifesti elettorali. Altrimenti sarà come a Terzigno o in Val di Susa, sarà una lotta senza fine, perché difendere la propria terra o la salute dei figli è qualcosa di imprescindibile, è un dovere per ogni cittadino degno di questo nome. Anche se è soltanto uno Zero.”