La posizione dei Giovani padani è quella di Maroni: Bossi rimane il capo, ma tutti gli altri sono militanti alla pari e “chi sbaglia deve pagare”. “Chiunque è stato coinvolto a qualunque titolo in questa vicenda deve andare fuori dalla Lega a calci nel culo”, spiega al Fattoquotidiano.it il coordinatore nazionale del movimento, Lucio Brignoli, che non fa sconti neanche al figlio del Senatur, Renzo Bossi.  “Se ha fatto qualcosa deve andarsene, solo Bossi non si tocca, il figlio è un militante come tutti gli altri”. La sua candidatura nel 2010 è stato un errore? Qualcuno ha parlato di una forzatura,  visto che il rampollo del leader si era iscritto alla Lega solo nel 2009, e prima di assumere lo status di Socio ordinario militante (necessario per candidarsi alle assemblee elettive) occorre una gavetta di tre anni. “Non saprei, oggi non mi sembra più questo il tema, ci sono problemi molto più seri e gravi e dobbiamo concentrarci su quelli per far capire quali sono i valori della Lega, che sono da sempre onestà e trasparenza”.

Ieri mattina sul sito ufficiale del movimento è apparso un comunicato che chiarisce la posizione delle giovani leve del Carroccio. “La Lega è parte lesa di questa preoccupante vicenda”, si legge nella nota. Nessun attacco a Bossi, che, nonostante le dimissioni, è ancora osannato come “l’uomo che ha dato una speranza e un progetto politico al Nord schiavizzato da Roma, umiliato dalla classe politica meridionale e democristiana, depredato dall’assistenzialismo”.Il 90% delle persone che ieri e oggi puntano il dito contro la Lega – aggiunge Brignoli – non hanno nemmeno fatto lo sforzo di leggere un giornale, uno stralcio di intercettazione”.

Il cerchio magico però è sotto attacco: perché fatto salvo che “la Lega Nord non si tocca”, per il resto “le idee camminano sulle gambe degli uomini e se qualcuno ha sbagliato è giusto che paghi”. Il messaggio ai fedelissimi del segretario federale è molto chiaro: “Molliamo qualche calcio nel culo a chi ha infangato la storia di Bossi e della Lega Nord. Noi, come sempre, ci saremo”.

L’organizzazione under30 della Lega in questo momento è saldamente in mano ai maroniani e non a caso le dichiarazioni della “base” vanno tutte in direzione di quella “chiarezza” chiesta esplicitamente dall’ex ministro dell’Interno.  “C’è molta rabbia – spiega Luca Salvetti, coordinatore provinciale dei Giovani Padani della Valle Camonica – noi dedichiamo al movimento tempo ed energie tolte alle famiglie. A volte ci mettiamo anche i soldi per le sezioni. Poi quando senti di investimenti a Cipro o in Tanzania ti cadono le braccia. Basta con questi personaggi!”

Critiche al cerchio magico arrivano anche da Verona, la città amministrata dal maroniano Flavio Tosi. “Non esiste una Lega nuova e una vecchia”, dichiara Damiano Buffo, esponente dei Giovani padani locali, perchè “la Lega è una sola”, ma è anche vero che in questo momento “c’è bisogno di un ricambio generazionale che porti avanti i valori iniziali senza tradirli”.