Una condanna per il palio dei lutti, la prima di questo tipo in Italia. Era il 28 maggio 2006 quando la corsa dei cavalli di piazza Ariostea a Ferrara, gara che conclude le manifestazioni del centenario palio rinascimentale, venne interrotta per gli infortuni occorsi a tre cavalli. Le immagini dei purosangue agonizzanti fecero il giro dei telegiornali di tutto il mondo. Due cavalli moriranno. Un terzo rimarrà gravemente ferito.

Ora il tribunale civile ha emesso una sentenza che potrebbe creare un precedente. Il giudice Angelo Cerulo ha accolto il ricorso della Lav (Lega antivivisezione) contro l’Ente Palio fondato sul riconoscimento della lesione del sentimento di pietà verso gli animali.

Per capire se la sentenza ha sposato la tesi sostenuta dall’avvocato della Lav, Giovanni Adamo del foro di Bologna, bisognerà attendere le motivazioni. Intanto è certa la condanna al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali (cinquemila euro), che l’associazione impiegherà “per il programma di accudimento e riabilitazione di cavalli maltrattati e sequestrati dalle forze di polizia in corse clandestine”.

La sentenza arriva a nemmeno un mese dall’appuntamento che il mondo delle contrade ferraresi (che conta migliaia di appassionati) aspetta da un anno. Quello delle corse attorno all’anello di piazza Ariostea. E non può non rinfocolare in città una polemica mai sopita. Una polemica nata proprio dopo il dramma del 2006. Appena qualche settimana fa le associazioni animaliste avevano lanciano un allarme: la manifestazione non è sicura né per i cavalli né per il pubblico che assiste alle corse. Grazie alla perizia di un ingegnere libero professionista è stato possibile certificare come la velocità dei mezzosangue impegnati nella gara nel 2011 si sia avvicinata a quella tenuta dai purosangue (mai più utilizzati dopo gli incidenti di quattro anni fa) all’ippodromo.

A maggior ragione la Lav chiede oggi norme più rigide e corse più “umane”. È lo stesso avvocato Adamo a far presente che questa sentenza “vincolerà nei fatti le amministrazioni all’adozione di rigorosissime misure a tutela del ‘sentimento degli animali’, così grandemente leso in questo caso”.

“La città non permetta ulteriori violazioni e omissioni fin dalla prossima edizione di fine maggio”, rincara la dose Gianluca Felicetti, presidente nazionale della Lav, che ricorda come il sindaco di allora, Gaetano Sateriale, “si scusò pubblicamente per quanto avvenuto in piazza Ariostea, decidendo poi di proseguire, come i suoi successori, come se nulla fosse accaduto, dopo aver sotterrato i cavalli uccisi”. L’avvocato della causa per l’Ente Palio, poi, l’attuale sindaco Tiziano Tagliani, “è lo stesso che allora, come consigliere regionale, aveva visto approvare una norma e un regolamento sulle corse con equidi che era stato violato. Ferrara ha il diritto di non vedersi accusata e condannata. Ferrara ha la possibilità di fare la festa anche senza l’uso degli animali”.

Prima di assumere qualsiasi successiva decisione in merito, il presidente dell’Ente Palio Vainer Merighi aspetta di leggere le motivazioni e ricorda che “dal 2006 in poi è cambiato il mondo: a partire dal 2007 sono state adottate misure che hanno cambiato la pista e aumentato la sicurezza per i cavalli e le persone, anticipando di gran lunga l’ordinanza Martini e facendo scuola in Italia”.