Esclusi dalla città. Così si sentono i diversamente abili bolognesi davanti al piano di pedonalizzazione promosso dalla giunta Merola e dall’assessore alla Mobilità Andrea Colombo, che dal 12 maggio, ogni fine settimana e nei giorni festivi, chiuderà completamente la Ztl del centro storico al traffico. Esclusi a causa “di promesse non mantenute” e di un progetto “del tutto non sostenibile che ci è stato imposto senza tenere conto delle esigenze di chi ha difficoltà deambulatorie”. È infuriata Daniela Mignogna, mamma di una bimba diversamente abile e responsabile regionale di Orsa, l’organizzazione sindrome di Angelman. Oltre che membro della consulta disabili di Bologna, soggetto che rappresenta le 60 associazioni territoriali che tutelano i diritti delle persone con difficoltà motorie o intellettive, diverse migliaia in tutto. Che stamani hanno inviato all’amministrazione cittadina un comunicato che promette battaglia “e forse un ricorso in giudizio”.

“Il piano voluto dall’assessore Colombo è stato redatto troppo velocemente, nato su presupposti di collaborazione con le categorie sociali che però non sono state affatto ascoltate – denuncia la Mignogna – ci hanno parlato di riordino cittadino, di tagli all’inquinamento e di vivibilità. Ma per chi?”.

Il piano, secondo le associazioni che hanno siglato la nota inviata al Comune, non concede più ai famigliari delle persone diversamente abili di accompagnarle in città durante i giorni non lavorativi, chiudendo di fatto l’accesso al centro storico per chi ha difficoltà a camminare. “Anche per loro però il centro è il principale passatempo del fine settimana – ha aggiunto Daniela – a mia figlia piace guardare le vetrine dei negozi, andare al cinema, prendere un gelato. Come a tutti. Perché dovrebbe privarsene, e con lei tutti coloro che non ce la fanno a percorrere quelle centinaia di metri che separano la zona ‘libera’ da quella ‘pedonalizzata’?”

Una domanda che in molti si pongono, ma a cui il Comune non ha dato una risposta esauriente. “Ci hanno dato vaghe rassicurazioni, ma al momento tutto ciò che sappiamo è che i parcheggi saranno pochissimi e che in molti dovranno rinunciare ad andare in centro nel week end. E le feste? Non potranno nemmeno partecipare alle messe in San Petronio”.

Dati alla mano si parla di diverse migliaia di persone che già in caso di pioggia, o di maltempo, non possono nemmeno ricorrere ai mezzi pubblici per muoversi. “Ma lo sanno i cittadini che se un disabile vuole prendere l’autobus, ovviamente quello attrezzato e ce ne sono pochissimi, deve prenotarlo cinque giorni prima avvisando l’azienda dell’ora e della fermata in cui intendono salire?”

Un disagio notevole che minaccia fortemente il diritto alla mobilità, stabilito dalla carta dei diritti dell’ Onu e dalla legge contro le discriminazioni N. 67. “Noi vogliamo favorire i cittadini, ma perché ciò deve avvenire a discapito delle tante persone in difficoltà? Il centro è di tutti, è uno sfogo, perché invece di consultarci quando è stato redatto il piano ci hanno informati a cose fatte, rispondendo alle nostre obiezioni con un ‘non ci avevamo pensato’?”

Secondo le associazioni che tutelano i diversamente abili, di soluzioni ai problemi che insorgerebbero con la pedonalizzazione ce ne sarebbero, e diverse. In primis, adottando la raccolta porta a porta nel centro storico, che consentirebbe di eliminare i cassonetti e recuperare una superficie di circa 1.500 m2. Un bel numero di parcheggi contrassegnati, se venissero tradotti in un servizio per la categoria.

“E poi i semafori, che non sono nemmeno a norma, potrebbero essere tutti dotati del segnale acustico, così anche i non vedenti si sentirebbero sicuri a camminare in città senza accompagnatore – ha aggiunto Daniela, elencando le numerose proposte provenienti dalle associazioni che rappresenta – e soprattutto i mezzi pubblici. Se vogliono pedonalizzare, allora gli autobus devono essere attrezzati”.

“L’assessore non dovrebbe dimenticare che la campagna elettorale non è la priorità, anzi, quando si governa bisogna pensare a tutti i cittadini – ha concluso Daniela, che con la consulta sta pensando a come procedere perché la questione non finisca nel dimenticatoio – purtroppo la generalità dei cittadini pensa ai disabili solo come falsi invalidi e come fruitori abusivi di contrassegno”.

Bologna, gridano ad alta voce le associazioni, “in questo modo ritorna al medioevo. L’amministrazione procede come un carro armato e dopo 35 anni di lotte, nel corso dei quali avevamo raggiunto un buon livello nella tutela dei diritti di chi è più debole, ci troviamo diversi passi indietro. Noi non siamo contro alla pedonalizzazione, ma in questa caccia alla vanagloria a tutti i costi qualcuno si sta dimenticando che il diritto a vivere la propria città è di tutti, non solo di alcuni”.