Quanto risuonano attuali e profetiche queste parole di Calamandrei scritte nel giugno 1950 (62 anni fa!):

“Quel che colpisce […] è la convinzione sempre più diffusa che per mantenersi al potere bisogna in qualche modo lasciare che i propri fidi si arricchiscano a spese pubbliche. […]

La frode e la corruzione ammesse come sistema di finanziamento del partito, il quale non si rifiuta di farsi complice di speculatori e di avventurieri a spese dello Stato, purché questi versino nelle casse del partito una parte delle loro ruberie”

Se le cose non sono cambiate, evidentemente non sono il nome di un nuovo partito o una legge in più a poter incidere davvero. Occorre educazione alla legalità e rispetto delle istituzioni. Abbiamo bisogno di testimonianze di etica pubblica anche e soprattutto da chi si assume responsabilità pubbliche (magistrati, politici, amministratori). Dobbiamo ritornare a scoprire i principi costituzionali e i valori degli uomini che ci hanno lasciato questo enorme patrimonio.

Allora saremo di nuovo capaci di indignarci, di reagire e di allontanare dalla “res publica” chi si è dimostrato indegno, magari senza dover aspettare un provvedimento dell’autorità giudiziaria (che guarda caso è spesso messa nelle condizioni di non riuscire a “fare giustizia” in maniera adeguata e in tempi ragionevoli…).

Se faremo tutto questo forse potremo evitare che nel 2074 i nostri figli si ritrovino a citare amaramente Calamandrei.