In questo post voglio ricordare quel grande scrittore dai multiformi meriti che è stato Antonio Tabucchi. E non credo di andare fuori tema, perché nelle pagine di Tabucchi si incontrano dei giochi, e non sono descrizioni casuali.

I giochi, con le loro regole chiare e ordinate, possono offrire un riparo dall’incomprensibilità della vita, ma a volte i giochi possono anche aiutare a capire ciò che nella vita accade. Certamente in quest’ultima direzione vanno le pagine che Tabucchi ha dedicato al gioco del Milligan (in La testa perduta di Damasceno Monteiro, Feltrinelli, 1997), nelle quali – pur descrivendo un semplice passatempo – l’autore riesce ad esprimere il suo disincanto per l’assurda logica che governa la vita.

La scena si svolge nella fascinosa Oporto e l’avvocato Fernando de Mello Sequeira sta facendo un solitario con le carte, Spite and Malice; il giornalista Firmino non lo conosce e non conosce nemmeno il Milligan, il gioco di carte da cui il solitario è derivato. Don Fernando spiega.

Li chiamano giochi di pazienza, disse Don Fernando, ma è una definizione inesatta, ci vuole anche fiuto e logica, oltre che fortuna, naturalmente. Questa è una variante del Milligan, lei non conosce neppure il Milligan?…

…Lei dovrebbe studiarsi un po’ i cosiddetti giochi di pazienza, continuò, alcuni hanno un meccanismo simile a questa insopportabile logica che condiziona la nostra vita, per esempio il Milligan… è basato sulle mosse che ciascun giocatore esegue al fine di frapporre trappole per limitare il gioco dell’avversario che viene dopo di lui, e così a catena, come nelle discussioni internazionali di Ginevra… qualche anno fa chiesi di fare l’osservatore alle discussioni sul disarmo nucleare e missilistico che avvengono nella sede delle Nazioni Unite di Ginevra. Feci amicizia con una signora, l’ambasciatrice di un paese che proponeva il disarmo. Si dava il caso che il suo paese, che faceva esperimenti atomici, fosse anche impegnato per la denuclearizzazione del mondo, capisce il concetto?…

…E io un giorno le chiesi di spiegarmi il meccanismo di quelle trattative, che sfuggiva alla mia logica. Sa cosa mi rispose?… Che mi studiassi il Milligan, disse Don Fernando, perché la logica era la stessa, e cioè: che ogni giocatore che pretende di collaborare con l’altro in realtà costruisce catene di carte studiando trappole per limitare il gioco dell’avversario. Che gliene pare?

Un bel gioco, rispose Firmino.

Eh sì, disse Don Fernando, è su questo che si regge l’equilibrio atomico del nostro pianeta, sul Milligan…

Belle pagine da leggere e nello stesso tempo chiare, efficaci e cinicamente realiste.

Tabucchi però offre solo qualche cenno di come si gioca e devo dire che è stato molto difficile mettere insieme regole plausibili, i manuali italiani offrono infatti interpretazioni improponibili e pure quelli anglosassoni sono contraddittori quanto basta. Una versione ragionevole si trova nella voce Spite and Malice, elaborata per l’edizione rivista e aggiornata per Mondadori nel 2009 dell’Enciclopedia del giochi dell’impareggiabile Giampaolo Dossena, che purtroppo è stata distribuita solo via edicola; è comunque possibile leggere la voce a questo link.

Per la cronaca, Tabucchi di giochi (in senso lato) aveva avuto modo di occuparsi anche molto prima di raggiungere la notorietà. Nel 1985 ha infatti partecipato a Venezia al SIGIS (Seminario Internazionale Giochi di Simulazione), durante il quale sono stati esplorati gli infiniti significati che può assumere la parola “gioco”, non solo dal punto di vista ludico, ma anche scientifico, pedagogico, psicanalitico, militare… e letterario.

Tabucchi ha parlato di Pessoa (di cui è il massimo studioso), incentrando il suo discorso sull‘eteronimia, la tendenza tipica del grande scrittore portoghese di inventare intorno a lui un mondo simile al nostro, ma popolato di gente da lui creata con la sua fantasia. Pessoa l’ha sempre fatto, fin fa bambino, quasi per gioco, e poi è diventato il tratto caratteristico di tanta sua letteratura. L’intervento di Tabucchi Fernando Pessoa: verità della finzione e simulazione della verità, è reperibile nel volume Simulazione (Franco Angeli, 1989), curato dagli organizzatori del convegno, Arnaldo Cecchini e Francesco Indovina.