Belsito, il tesoriere-buttafuori, è un prototipo italiano, efficienza e ottusità leghista su cuore culturalmente mafioso. Una storia perfettamente italiana che attraversa la lega e la politica degli ultimi decenni.

La percorre sui due binari paralleli delle risorse economiche e dell’ispirazione valoriale. La gestione privatistica dei partiti, l’opacità dei bilanci, il familismo amorale sono caratteristiche che fanno parte di questa politica del ‘900. E ne rappresentano la fine, perchè la lega era l’ultima illusione idealistica per molti poveri elettori. Tutto questo ha origine, contrariamente a quello che spesso si pensa, nella persistenza dell’ideologia e non nella sua fine. Anche in questo la storia padana di oggi è esemplare. In nome dell’ideologia leghista che il leader può gestire come roba sua i soldi del partito. Il depositario del verbo, a lui è permesso tutto.

La stessa ideologia che permette ai tesorieri, pure in presenza di leader meno carismatici, di avere comunque una motivazione etica anche quando finanziano con la corruzione le campagne elettorali e l’oligarchia partitica se non addirittura il patrimonio familiare. Sorto per la tessa causa anche il malaffare prosperato sotto l’ombrello anti-comunista e pseudo-liberistico di Berlusconi. la stessa ideologia che fa malinconicamente rimanere agganciati al voto da prima repubblica per il Pd. Quella nostalgia di casa e di chiesa che non esiste più. Destra-sinistra-centro-pd-pdl-lega e così via sono fortini nominalistici, roccaforti vuote, da demolire. Non hanno più alcun legame con la realtà che sta cambiando troppo velocemente.

C’è un momento per tutto e questo è il momento di aprire, di scardinare, di decostruire. La poltica, la rappresentanza e la professione politica non saranno mai più come prima, stanno cercando dolorosamente forme nuove. Cosa c’è dopo? Non lo sappiamo ancora ma sicuramente c’è una comunità di italiani in crisi, che si guarda allo specchio e ha la possibilità di fare qualche passo verso l’età adulta.