Sembra un paradosso, ma questa è la sostanza: anche a San Marino l’evasione fiscale diventa un reato. Il Governo introdurrà il reato di evasione fiscale, e quindi dichiarazione fraudolenta e omessa dichiarazione. Un paradosso perché l’essere annoverati tra i cosiddetti paradisi voleva dire proprio questo: totale assenza di controlli e dunque perseguibilità dei reati in materia fiscale.

La notizia è stata confermata dal ministro alle Finanze sammarinese Pasquale Valentini a margine della riunione del Congresso di Stato, il Governo di San Marino che ha preso in esame la più volte rinviata riforma tributaria. L’accelerazione al provvedimento è stata data anche dalla relazione preliminare del Fmi, che l’ha annoverata fra le priorità.

La decisione-svolta di colpire le dichiarazioni fraudolente e le omesse dichiarazioni dei redditi anche nel territorio del Titano arriva con la riforma tributaria (entrerà in vigore a partire dal 2013) presentata dal Governo della Repubblica, che ha appena ripreso il suo iter dopo intoppi e sospensioni soprattutto grazie al pressing del Fondo Monetario Internazionale. Fmi che ha chiesto “aggiornamenti” a San Marino proprio in vista dell’incontro del 20-22 aprile a Washington, cui il segretario alle Finanze Pasquale Valentini vuole arrivare preparato tanto da chiedere a tutti i gruppi consiliari sammarinesi “un impegno comune” in commissione (come già accaduto per il dibattito sul Piano Strategico di Sviluppo allegato al bilancio).

Prima dell’accelerazione dell’ultimo mese, il provvedimento finanziario cui il Governo oggi si affida per incrementare le proprie entrate di almeno 15 milioni di euro si era fermato sei mesi (l’ultima presentazione in Consiglio Grande e Generale è dello scorso settembre) a causa della “complessità della materia”, delle “evoluzioni del sistema economico” ma anche delle “emergenze del sistema finanziario”, ha motivato Valentini.

Le misure sull’evasione, con l’obiettivo di far emergere i redditi prodotti al di fuori del territorio, si leggono già al primo articolo (in tutto sono 151) del testo della riforma: “Tutti i redditi ovunque prodotti da persone giuridiche e fisiche residenti sono soggetti a Igr”, l’Imposta Generale sul Reddito del Titano. C’è anche la previsione di una clausola specifica, quella per cui “se il contribuente ha già avuto una tassazione, San Marino ne terrà conto”, rileva il segretario alle Finanze. In sostanza, rispetto ai redditi prodotti in Italia “il tutto diventerà esecutivo quando sarà firmato l’accordo contro le doppie imposizioni e sarà previsto lo scambio di informazioni bilaterale”.

Contestualmente, all’ufficio tributario sammarinese verranno assegnate maggiori e, sulla carta, più efficaci facoltà di controllo e di accertamento. Il Governo si guarda bene dall’introdurre un sistema “poliziesco”, ma verranno istituiti organismi con funzioni di pubblico ufficiale e, in modo graduale, saranno previste sanzioni anche penali a seconda dei gradi di gravità delle singole fattispecie. Comunque la si guardi, quella in atto potrebbe diventare davvero l’inizio di una possibile svolta per San Marino, anche se appena qualche mese fa il segretario di Stato alla Giustizia Augusto Casali ribadiva che “noi non siamo mai stati un paradiso fiscale”.

Intanto, mentre anche oggi i nuovi provvedimenti vengono esaminati in commissione, la riforma tributaria di San Marino prevede anche altre misure piuttosto attese. Su tutte, si avvicina la cancellazione della super tassa a carico dei lavoratori frontalieri: se la riforma complessiva non vedrà formalmente la luce prima del 2013, su questo capitolo, come annunciato a sindacati e lavoratori, il Governo vorrebbe agire subito, almeno nel secondo semestre 2012.

Nel mazzo della manovra sammarinese da almeno 15 milioni di euro ci sono anche la revisione di deduzioni e detrazioni: rimangono le deducibilità per i beni e i servizi consumati nel territorio, attraverso la certificazione della Smac, estensibili agli stessi frontalieri. Come già emerso nel confronto con sindacati e frontalieri, per tutti i lavoratori dipendenti, residenti e non, viene abolita la voce “detrazioni spese produzioni e reddito”. Viene inoltre incrementata la detrazione per i residenti con carico famigliare, da 100 a 500 euro. Resta il 17% di tassazione per il lavoro di impresa, ma l’aliquota si riduce per i primi tre anni delle nuove società.