Spionaggio economico: questo il reato contestato a tre funzionari del fisco tedesco contro i quali la Svizzera, che punisce penalmente la violazione del segreto bancario, ha spiccato un mandato d’arresto.

Il confronto che si sta svolgendo tra SvizzeraGermania, e la relativa discussione fra i partiti tedeschi, è un buon esempio di quanto seriamente uno stato sovrano intenda lottare contro l’evasione.

Secondo il domenicale Bild am Sonntag i tre funzionari sono stati accusati di aver partecipato alle trattative per ottenere un Cd contenente i nomi di centinaia di clienti del Credit Suisse. il Cd fu acquistato nel 2010, per 2,5 milioni di euro, dal land del Nordreno-Westfalia allo scopo, poi raggiunto, di scovare gli evasori fiscali tedeschi.

Il ministero delle finanze del Nordreno-Westfalia ha confermato la notizia e il procuratore della Confederazione Svizzera, Michael Lauber, ha affermato che “sussistono sospetti concreti che in Germania siano stati dati chiari ordini per spiare informazioni del Credit Suisse”. E infatti la Germania non estraderà i propri funzionari, che rischiano l’arresto solo recandosi in Svizzera.

Nel settembre scorso Germania e Svizzera hanno firmato un accordo preliminare sulla tassazione dei depositi bancari dei cittadini tedeschi nella Confederazione grazie al quale, a partire dal prossimo anno, in cambio di un prelievo fiscale del 26,4%, retroattivo fino al 2000, i titolari dei conti potranno restare ancora anonimi. Ma l’accordo non è ancora stato approvato dai rispettivi parlamenti e la notizia dei mandati d’arresto non ha contribuito ad appianare i contrasti tra i partiti tedeschi.

La governatrice del Nordreno-Westfalia, Hannelore Kraft, dell’Spd, ha definito i mandati d’arresto svizzeri “un’offesa” in quanto “gli ispettori del fisco stavano solo facendo il loro lavoro, mettendosi sulle tracce degli evasori fiscali tedeschi che nascondono denaro non dichiarato nelle banche svizzere”.

Spd e Verdi non sono favorevoli all’accordo, che considerano, nonostante le concessioni della Svizzera, ancora troppo favorevole agli evasori, grazie a scappatoie esageratamente ampie, e chiedono al ministro delle Finanze, Wolfgang Schäuble, che è stato criticato anche dal presidente del sindacato dei funzionari del fisco, Thomas Eigenthaler, di prendere una posizione chiara a difesa delle leggi fiscali tedesche.

Schäuble, che ha parlato alla radio, ha detto che “la Svizzera è uno Stato di diritto, proprio come  il nostro, e non ha senso attaccarci tra di noi”, ma ha anche definito “molto, molto buono” il lavoro dei funzionari del fisco, aggiungendo che “secondo la legge tedesca, tutto quello che hanno fatto  era legalmente corretto, e stavano solo facendo il loro dovere”.

Intanto rappresentanti del governo di Angela Merkel premono sull’opposizione per l’approvazione di quello che considerano un buon compromesso, che servirà a chiarire le questioni aperte tra Germania e Svizzera.

Secondo il quotidiano conservatore Die Welt “siccome la Svizzera è uno stato sovrano europeo, e non una colonia dove si manda la cavalleria, non c’era e non c’è nessun’altra possibilità: bisogna trattare”perché “chi vuole ottenere tutto, spesso non ottiene nulla”.

E, per la Frankfurter Allgemeine Zeitung“la Germania non è senza colpe perché ha trattato con dei ladri di dati, offrendo il fianco all’accusa di traffico di merce rubata. In tal modo la Germania ha istigato a un comportamento criminale in Svizzera. Basterebbe immaginare le reazioni tedesche se il governo cinese dovesse acquistare i progetti di un’automobile dagli impiegati di un’industria automobilistica tedesca allo scopo di accelerare lo sviluppo industriale, sostenendo che in Occidente le leggi sui brevetti sono troppo restrittive”.

Per il Financial Times Deutschland non ha senso ipotizzare una manovra politica da parte della Svizzera: “L’ufficio del procuratore federale di Berna è indipendente e non riceve ordini dal governo” e, inoltre, l’anonimato degli investitori tedeschi sarebbe sufficiente a proteggere il settore finanziario svizzero, mentre il prelievo fiscale del 26,4%, retroattivo farebbe un gran bene alle casse del governo tedesco.

E’ triste paragonare questa vicenda con quanto non sta facendo l’Italia sul tema dei capitali evasi che trovano rifugio all’estero. L’Italia – ha spiegato l’onorevole Donadi dell’Idv – “non ha nessuna intenzione di attivarsi, così come hanno fatto Inghilterra e Germania, per cercare di recuperare i circa 100 miliardi di euro illecitamente trasferiti da italiani in Svizzera e che ancora oggi, nonostante lo scudo fiscale, lì si trovano”

Il governo Monti paventa procedure d’infrazione da parte dell’Unione Europea. Oggi sappiamo che i tedeschi non solo non temono le procedure di infrazione, ma sono anche disposti a violare le leggi svizzere pur di combattere l’evasione fiscale