Siamo tornati da Madrid da pochi giorni. Gita scolastica: settanta alunni, gran parte minorenni, e sei docenti accompagnatori. In pullman fino a Milano e poi aereo; partenza a notte fonda, ritorno all’alba. Madrid ha l’aspetto di una degna capitale europea (metropolitana efficientissima, musei gratuiti…) su cui si sia posato un velo di tristezza e di disincanto. La ragione di questa sensazione si materializza dopo tre giorni, percorrendo l’autopista che collega Madrid a Toledo: una serie infinita di blocchi di condomini in vendita, uffici e capannoni nuovi, negozi e centri commerciali deserti fiancheggia il nostro pullman fin quasi a Toledo. Le magnifiche e progressive sorti dei madrileni son tutte qui, in questa oscena parata di cemento invenduto.

Ma per noi non c’è tempo per le grandi questioni economiche: abbiamo settanta ragazzi che si trascinano dietro alla guida, che si infilano nei negozi e nei bar, che hanno bisogno del bagno o dell’acqua. E soprattutto abbiamo sempre in mente le perentorie disposizioni contenute nell’incarico alla missione: “Si ricorda particolare attenzione verso le responsabilità connesse con la vigilanza degli allievi. .. In particolare gli studenti minorenni si presumono non ancora idonei ad assumere responsabilità piena delle proprie azioni: nei loro confronti la vigilanza deve essere graduata in rapporto all’età e alle circostanze, fino a diventare in determinati casi vera e propria assistenza. Il potere-dovere di vigilanza va esercitato per tutto il tempo in cui gli alunni sono affidati ai docenti accompagnatori. La responsabilità degli accompagnatori, sia civile che penale, è diretta ed individuale, e pertanto la negligenza, l’imprudenza o l’inosservanza di leggi e di ordini se costituiscono causa determinante di eventi dannosi, integrano gli estremi della “culpa in vigilando”.

Quando alla sera, in albergo, ci accorgiamo che otto alunni minorenni esibiscono un nuovo piercing (“Eh Prof costava solo dieci euro… a Imperia ne vogliono cinquanta…”) ci auguriamo sia che l’economico perforatore abbia usato strumenti sterilizzati, sia che l’eventuale danno non rientri tra i casi previsti dalla minacciosa disposizione presidenziale.

In effetti, la normativa in materia non sembra affatto tranquillizzante: se da una parte viene riconosciuto il fatto che, in caso di fatto dannoso commesso o subito dall’alunno, l’Amministrazione scolastica si surroga al personale docente nella responsabilità civile, tuttavia questa opzione surrogatoria si applica ai soli casi d’omissione dei doveri di vigilanza. In caso di “integrazione” la Corte dei Conti si rivarrà, in seconda battuta, sul malcapitato docente.

Memorabile la sentenza di detta Corte (n. 40 del 15.05.98) che ha condannato l’insegnante di un alunno caduto dalle scale all’uscita da scuola. All’insegnante è stata ridotta la pena pecuniaria in ragione “…dell’età avanzata (62 anni), dell’impeccabile curriculum vitae, delle condizioni economiche non floride e del suo stato di salute precario”. Non so se ci sia da commuoversi di più per lo sfortunato alunno o per il ritratto del docente colto al culmine di un’onorata carriera: “visto che sei vecchio, povero e malato ti facciamo uno sconto.

In gita noi “docenti accompagnatori” danziamo continuamente sul filo, al confine tra culpa in vigilando e colpa grave, tra dolo e destino.

Se si aggiunge che questo fardello di responsabilità viene assunto del tutto gratuitamente (da tempo le scuole, subissate dai tagli, hanno abolito l’indennità di missione) si capisce perché da qualche anno le gite scolastiche si siano drasticamente ridotte. Eppure nelle circolari ministeriali si parla ancora di “favorire il rapporto tra scuola e ambiente extrascolastico” e si ribadisce che “le gite rappresentano un’opportunità fondamentale per la promozione dello sviluppo relazionale e formativo di ciascun alunno”. Siamo alle solite nozze coi fichi secchi.

Ma almeno che a noi, fichi secchi, non si dica che viaggiamo gratis.