Il Ministro sembra uscire lentamente dal “modus operandi” che ha distinto la sua attività dal suo insediamento, cioè una fortissima sicurezza in se stessa che all’esterno si è manifestata nella chiusura all’ascolto delle ragioni altrui e al confronto delle proprie idee con quelle altrui; ieri ha preso atto, credo con disappunto, che occorre rimediare sul tema “esodati” all’assenza di informazioni che ha contraddistinto i mesi scorsi. Ha giustificato la mancanza di numeri certi con le difficoltà a trovarli e istituito un “tavolo” con il compito di fornire una buona volta questi numeri. Ha anche sostenuto: “una volta che avremo i numeri metteremo criteri ispirati all’equità in base ai quali consentire il pensionamento anticipato ai sensi della normativa che è stata approvata”.

A parte il fatto che quando sento il Ministro Fornero dire che risolverà i problemi con equità mi vengono i brividi, qui ci sono materie per riflessioni.

Cominciamo dalle nebbie sui numeri: prendiamo per buona l’affermazione di Fornero che sia molto difficile valutare quante siano le persone colpite dalla riforma e senza lavoro (o in procinto di esserlo), peccato che constatare questo a 4 mesi dalla riforma evidenzi un peccato non veniale perché dice che al momento del varo della legge non sarebbero state fatte le valutazioni necessarie circa il destino delle persone coinvolte.

Sarebbe già grave per un Ministro della Repubblica il promulgare leggi delle quali non è ben valutato l’impatto drammatico sui cittadini, ma il peggio è che quelle ed altre valutazioni servivano anche a calcolare i risparmi generati dalla legge. Infatti, nel Decreto del 6 dicembre 2011 era contenuto un documento della Ragioneria dello Stato con tanto di bolli (Relazione tecnica) che alle pagg. da 97 a 103 fornisce i dati previsionali della riforma; bene, a pag. 99 una tabella (clicca qui per vedere il documento) spiega che i risparmi dalla eliminazione del pensionamento con 40 anni di contributi sarebbero stati nel 2013 di 356 milioni dieuro e quelli dalla abolizione delle quote di 315 milioni di euro; quindi per salvare tutti gli esodati con requisiti nel 2012, che percepirebbero la pensione nel 2013 basterebbe rinunciare nel 2013 a una parte dei risparmi totali di 671 milioni euro (perché sperabilmente non tutti i rinviati sono disoccupati e una parte degli stessi è già protetta dai 240 milioni stanziati per i famosi 65.000). Se così è, non è accettabile la resistenza del Ministro a dire che esonererà tutti i disoccupati, di fronte a cifre che a confronto dei risparmi della riforma sembrano le classiche “noccioline”. Nel 2014 e 2015 i risparmi sarebbero di più, ma c’è da aspettarsi che il numero degli esodati vada a diminuire.

C’è però il dubbio che i calcoli siano errati e che la somma risparmi più deroghe non corrisponda al totale di individui che sarebbero andati in pensione per anzianità (40 anni e/o quote). Se ciò fosse vero, le domande sarebbero: Ministro Fornero, ci sono altri dati sbagliati nei calcoli della Ragioneria? è attendibile o no il calcolo dei risparmi che il Governo ha usato per convincere i cittadini che ciò era necessario per arretrare dal baratro e per spiegare alla comunità finanziaria internazionale quanto le pensioni avrebbero contribuito al risanamento? Non sono domande proprio di poco conto.

Per l’affermazione di Fornero circa l’equità (brivido) e un meccanismo che aiuterebbe gli esodati ad accedere alle nuove regole pensionistiche, sorge un altro problema: l’art. 14 della Legge stabilisce che una serie di categorie (mobilitati, in contribuzione volontaria etc.) è esonerata dalla riforma e utilizzerebbe le regole preesistenti. Come si vede c’è un contrasto stridente tra il testo della legge e la dichiarazione di ieri di Fornero; a pensar male si direbbe che il Ministro abbia visto l’opportunità di usare la richiesta di miglioramento fatta dal Parlamento per eliminare le deroghe passando tutti, ma proprio tutti, al nuovo sistema.

Non sarebbe la prima volta che il Ministro interpreta le indicazioni del Parlamento con un criterio personale, visto che sembra avere interpretato le indicazioni della Commissione Lavoro, in occasione del Milleproroghe, non come un impegno a risolvere il problema degli esodati con le necessarie risorse, ma come una richiesta di allargarne la platea; il che alla fine produrrebbe solo più disoccupati illusi per mancanza di risorse, appunto.

Tutto ciò mi fa concludere che le richieste di dimissioni del Ministro (che Angeletti fra il serio e il faceto ha definito “licenziamento per giusta causa”) da sommesse devono divenire sonore; se una legge epocale come la riforma delle pensioni non sembra avere avuto valutazioni economiche solide ed essere stata preceduta da considerazioni sulla sua applicabilità senza “morti” e se il Parlamento rischia di essere un luogo di conversazione anziché un ente le cui richieste vanno recepite pragmaticamente, un ritorno a un’attività meno incidente sulla vita della Nazione sembra davvero raccomandabile.