Paolo Proto, 47 anni, ex consigliere comunale di Casalnuovo, di professione insegnante e sindacalista, lo diceva a chiunque gli capitasse a tiro: se ti affidi a me, posso farti avere un posto di lavoro nelle scuole in provincia di Napoli. Come insegnante o come collaboratore di segreteria, poi si vede. Lo disse persino a una donna abbordata in un ristorante di Cava dei Tirreni verso la fine del 2001, in possesso soltanto della terza media. Lei era scettica, non aveva fatto nemmeno la domanda di inserimento in graduatoria. Eppure, come per miracolo, qualche mese dopo V. D. fu chiamata dal Primo Circolo Didattico di Pompei per una supplenza temporanea. “Telefonai a Proto per ringraziarlo e questi mi disse che voleva un regalo per la sua opera: 14 milioni di lire. Rimasi allibita”. Ingenua. Ma poi i soldi glieli portò, in banconote da grosso taglio. Salvo poi accorgersi che ovunque andava a lavorare, veniva circondata da un clima di aperta ostilità dei colleghi: “Si erano accorti dell’imbroglio. Al momento della presentazione delle domande di inserimento, io ero minorenne, non avrei potuto farla”.

Per il terrore di essere scoperta, V. D. smetterà di accettare nuove proposte di lavoro nelle scuole e chiederà a Proto di restituirle il denaro. Lui, solo due anni dopo e quando ormai non ci sperava più, le ridarà indietro 5000 euro. Storia emblematica. Nauseante. Verbalizzata in un’inchiesta della Guardia di Finanza del comando provinciale di Napoli, coordinata dal pm napoletano Giancarlo Novelli, che ha scoperchiato un sistema truffaldino di falsificazione delle graduatorie del Miur che è andato avanti per quasi dieci anni. Punteggi ‘addizionali’ e finte attestazioni di servizi mai espletati, introdotti attraverso accessi abusivi al sistema informatico del ministero dell’Istruzione. Tramite password custodite con poca cura dai dipendenti dell’ufficio (uno di loro la teneva scritta su un post it attaccato al computer), circostanza che ha reso assai laborioso l’accertamento delle responsabilità. Risultato: gli incarichi andavano a persone che non avevano titolo. E restavano a spasso persone che invece avrebbero meritato la chiamata.

Proto mercoledì mattina è finito agli arresti domiciliari. Sul sindacalista pendono accuse che spaziano dalla truffa alla corruzione al falso alla frode informatica. Per un complice, Francesco Matrone, impiegato della Direzione Scolastica Provinciale di Napoli, secondo gli inquirenti “autore materiale delle condotte”, il Gip Anita Polito ha rigettato la richiesta di misura cautelare. Ma è comunque ai domiciliari per un’altra vicenda, una vecchia inchiesta per pedopornografia, per la quale è stato condannato a nove anni e tre mesi in primo grado (è in corso l’appello). Il provvedimento giudiziario individua con nome e cognome 88 beneficiari, tra personale docente e amministrativo. Ma solo a pochi di loro, quattro, viene contestato il concorso in corruzione, reato per il quale sono indagati ma senza richieste cautelari.

Inchiesta complicata. Che ha accorpato due distinte denunce, risalenti al 2008, di un dirigente del Provveditorato presso le Procure di Napoli e di Torre Annunziata. Le falle del sistema informatico ministeriale e la prassi di alcuni dipendenti di scambiarsi badge e password hanno reso molto difficili le indagini e impossibile l’individuazione precisa degli Ip corrispondenti ai computer utilizzati per gli accessi abusivi. In un primo momento erano stati indagati dei funzionari risultati poi estranei. I loro verbali sono stati però utili a risalire a Proto e Matrone. Grazie ai loro maneggi, secondo la Procura, insegnanti e personale non docente hanno ottenuto incarichi in decine di scuole del napoletano: a Sant’Antonio Abate, Casola, Torre Annunziata, Castellammare di Stabia, Boscoreale, Torre del Greco, Massa Lubrense e altrove.

Tramite accertamenti bancari, gli inquirenti hanno scoperto che negli ultimi anni i conti correnti di Proto e Matrone erano lievitati sensibilmente e in maniera probabilmente non spiegabile coi redditi da lavoro dipendente ufficialmente dichiarati. Soprattutto attraverso movimentazioni sospette di assegni che, dal 2005 al 2009, concorrono per Proto all’importo complessivo di 38mila euro. Soldi grazie ai quali l’uomo riusciva a coprire la rata di un consistente mutuo ipotecario. Ma nelle carte sbucano altri tipi di compenso. M. R., secondo le dichiarazioni di un altro teste, avrebbe versato 20mila euro per l’incremento del punteggio delle graduatorie per le supplenze. Ma lei a verbale nega, afferma di “non aver mai versato soldi al Proto, so solo che mio marito ha fatto dei lavori di tappezzeria a casa sua”. Gratis? “Non so” dice la donna. Probabilmente sì.