La curva dell'Hellas Verona

La campagna elettorale veronese sbanda in Curva. Quella Sud, dello stadio Bentegodi. In una città come Verona, i tifosi sono un bacino elettorale importante. Soprattutto ora che la squadra è carambolata nelle parti nobili della serie B.

Può succedere, allora, che un candidato inviso alla tifoseria decida di prendersi una vacanza dai suoi propositi. È quello che insegna la vicenda che vede protagonista Fernando Malfatti, dirigente in pensione della Questura scaligera. Un volto molto noto alle cronache locali. Non c’era un arresto di qualche spacciatore o il fermo di un ladro dove non compariva sui media locali il volto di questo poliziotto. Ha avuto per anni, poi, il compito di coordinare le forze di polizia allo stadio, in particolare in occasione dei match casalinghi dell’Hellas Verona. Pomeriggi, talvolta, violenti. Con cariche e scene di guerriglia urbana.

Per questo quel nome, appena è uscita la notizia che Malfatti poteva finire nella lista civica di Luigi Castelletti (candidato di quel che rimane del Pdl e del Terzo Polo) ha scatenato i commenti sui social media. Spesso negativi. Spaventando i maggiorenti berlusconiani e centristi. E inducendo Malfatti al classico passo indietro.

Perché all’ombra dell’Arena, il mondo politico continua a suonare le fanfare a questi ragazzotti delle “Brigate gialloblù”, nonostante non abbiano mai smesso di vestire i panni degli xenofobi e dei “reducisti”. È di pochi giorni fa la notizia di altri 4 presunti tifosi, età compresa tra i 19 e 41 anni, identificati e denunciati dalla Digos scaligera per aver compiuto manifestazioni riconducibili al fascismo. Prima dell’incontro con il Livorno, al “Picchi”, avevano inneggiato al duce e cantato inni fascisti. Era il 3 dicembre 2011.

Mai come quest’anno, poi, la società scaligera è stata vessata da multe comminate per gli ululati dei tifosi ai giocatori di colore o per atteggiamenti violenti, tipo i due razzi lanciati agli “odiati” vicentini nel recente derby giocato a Verona.

Ma sbaglia chi, tra gli 8 candidati-sindaco avversari del leghista Flavio Tosi, pensa di poter pescare consensi tra i tifosi dell’Hellas. Lì il monopolio dei voti ce l’ha il delfino di Maroni.

Tosi accarezza da sempre gli umori della Curva, avendola frequentata da quando aveva i calzoni corti. E la sua campagna elettorale tra i colori gialloblù è iniziata già la scorsa estate quando ha messo a disposizione del Verona calcio le casse della municipalizzata del gas e dell’energia (Agsm), diventata sponsor dell’Hellas con un contratto biennale da 700 mila euro (350 mila a stagione). Scatenando polemiche in città, ma di breve durata. Nessuno, oggi, contesta o ricorda più il fatto che il presidente di Agsm, Paolo Paternoster, è anche segretario della Lega Nord provinciale, oltre che fedelissimo tosiano. I dirigenti del ChievoVerona, che avevano osato lamentarsi, sono stati zittiti dal clan del sindaco: «E’ un’operazione di marketing. Agsm deve stare sul mercato e fronteggiare la concorrenza».

A Verona, poi, è pericoloso criticare il primo cittadino. L’amministrazione Tosi soffre, infatti, di quella che il consigliere regionale del Pd Franco Bonfante ha definito “querelatio precoce”. Chi ha tenuto i conti parla di oltre 45 denunce in 4 anni partite contro avversari. Anche della sua stessa maggioranza. La vittima prediletta, infatti, è il consigliere comunale (oltre che regionale) dell’Udc Stefano Valdegamberi. L’ultima querela annunciata da Tosi è di solo pochi giorni fa: Valdegamberi aveva presentato in Regione un’interrogazione in cui chiedeva conto di alcune assunzioni all’aeroporto “Valerio Catullo” a «targa leghista». Con promozioni di uomini vicini a Tosi. Apriti cielo. Il sindaco più presenzialista della storia della città ha subito dato mandato ai legali del Comune di portare in Tribunale il consigliere. «Sono solo bassezze», la risposta tosiana.

Intanto oggi sono state presentate in Tribunale le 25 liste che sostengono i 9 candidati alle elezioni comunali del 6-7 maggio prossimi. Oltre a Tosi e a Castelletti, gli altri aspiranti primi cittadini sono Michele Bertucco per centrosinistra, Giuliomaria Turco e Patrizia Badii con due diverse liste avente lo stesso simbolo di Veneto Stato; Luca Castellini, sostenuto da Forza Nuova e Identità scaligera; Gianni Benciolini, candidato del Movimento 5 stelle; Nello Alessio per La Destra e Ibrahima Barry candidato del Partito alternativa comunista.

Quest’ultimo rappresenta un’importante novità nel panorama elettorale scaligero. Quarantanove anni, operaio, nato in Guinea ma in Italia dal 1989, Barry sfiderà gli altri 8 competitori con una lista che propone come consiglieri anche due immigrati dal Bangladesh e uno dal Senegal.

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