Susanna Camusso aspetta di vedere il testo della riforma sul lavoro prima di esprimere commenti ufficiali, ma sul tema le sue idee sembrano irremovibili. Mentre a Roma si discute il testo con le nuove regole, a Parma la leader nazionale della Cgil, ospite di due iniziative organizzate dalla Camera del lavoro locale, detta le sue. E la prima è quella di non transigere sul licenziamento illegittimo. “È un principio generale del diritto – spiega Camusso –  non solo di quello del lavoro. La sanzione per un licenziamento illegittimo deve essere il reintegro, sia per quello individuale sia per quello collettivo. Il licenziamento non deve diventare un’occasione per fare discriminazioni tra i lavoratori. Governo e Confindustria non l’hanno capito, ma il Parlamento dovrebbe coglierlo come elemento di realtà e opinione del Paese”.

La Camusso riserva parole dure in merito al mancato accordo con il Governo sul mercato del lavoro. “Sono stati loro a scegliere di non farlo – commenta – come è stato il Governo a portare l’attenzione della riforma sull’articolo 18. Ma lo schema di isolare la Cgil non ha funzionato”. Una cosa però la leader del sindacato tiene a sottolineare: “Il Governo Monti non è come il Governo Berlusconi. Non sono disposta a dire che siccome abbiamo un conflitto, allora tutto è uguale a prima. Noi però abbiamo il dovere di contrastare i provvedimenti negativi”.

Ad ascoltare la segretaria nazionale nella sede di Tep ci sono i delegati dell’Attivo provinciale e i lavoratori venuti a condividere la propria esperienza. C’è addirittura chi chiede un autografo per la nipotina: “Ha detto che da grande vuole diventare come Susanna”. E poi ci sono tutti i dipendenti con un posto di lavoro in bilico, in una provincia che “Non ha mai sentito parlare di crisi fino a poco tempo fa – spiega la segretaria provinciale Patrizia Maestri – ma che ora ogni giorno vede chiudere aziende, e persone messe in mobilità dall’oggi al domani”. Intercast, Faram, Teatro Regio, Fincuoghi, Ctf, Arte Grafica Silva e tante altre: tutte realtà che rispecchiano il declino di quella che un tempo era considerata la capitale della Food Valley.

Ma la colpa, secondo Camusso, a Parma come in tutta Italia, non è solo della contingenza del momento. “Oggi stiamo pagando il conto di scelte sbagliate fatte negli anni precedenti. Colpevole il Governo e colpevoli le aziende, che invece di investire, “hanno preferito spostare i capitali sulla finanza per avere profitti – continua la segretaria – trascurando la produzione in loco o spostandola all’estero”. L’esempio locale sotto gli occhi di tutti è Parmalat: “Quando era necessario salvarla dopo il crac, non c’è stata la corsa delle aziende italiane, ma di quelle straniere”.

La Camusso punta poi il dito contro il Governo e i provvedimenti più recenti, dalle liberalizzazioni degli orari commerciali alla precarietà, all’inasprimento delle tasse, fino alla riforma delle pensioni. “Tutti provvedimenti che continuano a incidere sulla recessione – aggiunge tra gli applausi dell’intera sala – Ci hanno detto che ci siamo allontanati dal baratro, ma nessuno dice chi ha pagato il conto di quell’allontanamento e quanto invece non lo hanno pagato i responsabili”. Anche la lotta all’evasione, secondo la leader della Cgil, è fine a se stessa se non sarà affiancata da una legge sulla corruzione: “Capisco che in Parlamento farebbero molta fatica a farla passare – aggiunge – ma solo così si potrebbe cambiare la natura dell’evasione”.

La ricetta per uscire dalla crisi, secondo la Camusso, è una politica industriale che metta a disposizione risorse per far crescere il Paese e non delocalizzare la produzione. “Non si tratta di dare finanziamenti a pioggia – chiarisce – ma di concentrarsi su qualche filone, in modo da fare riprendere l’economia, sbloccando gli investimenti territoriali e a livello nazionale”. Un nuovo piano di risparmio energetico, una riforma fiscale che diminuisca la pressione su pensionati e lavoratori dipendenti spostandola su altri e la rimessa in moto di alcune filiere di produzione potrebbero il primo passo per creare nuovi posti di lavoro. Perché, sottolinea la segretaria nazionale del sindacato, “Scrivere nuove regole sul mercato del lavoro non contribuisce a creare posti di lavoro”.

di Silvia Bia