La Provincia di Roma ospita la camera ardente per Rosario Bentivegna, scomparso l’altro ieri a novant’anni. Nonostante l’alta taratura del personaggio, era il partigiano simbolo dell’attentato di via Rasella che provocò la dura reazione nazista sfociata nella rappresaglia delle Fosse Ardeatine, dalla politica oltre al cordoglio arrivano parole pesanti.

Storace non piango un assassino. L’uscita più dura dal leader de La Destra Francesco Storace che ieri su Facebook, scriveva: “Quando muore una persona, un credente prega. Ma non è obbligatorio piangere se si tratta di un assassino. E per Bentivegna non verso neppure una lacrima”.

Pdl e Fiamma Tricolore polemizzano. Il membro romano del PdL Fabio Sabbatani Schiuma commenta così l’uscita accompagnata dal grido “Assassino” di alcuni suoi compagni di partito dalla sala del Municipio 17 di Roma, durante il minuto di silenzio dedicato al partigiano, tra l’altro ricordato assieme all’ex calciatore Giorgio Chinaglia : “Bene hanno fatto i consiglieri Aubert, Casano e D’Alessandro a uscire dall’ipocrisia e dalla strumentalizzazione. Bentivegna un vero eroe lo sarebbe potuto diventare, se si fosse consegnato alle autorità tedesche evitando l’eccidio delle Fosse Ardeatine”. Sulle stesse righe Stefano Tersigni, Segretario romano della Fiamma Tricolore Destra Sociale: “Sarebbe stato un eroe partigiano che anche io avrei ricordato con tutti gli onori del caso se si fosse consegnato ai tedeschi evitando l’eccidio delle Fosse Ardeatine”.

Il cordoglio delle Istituzioni. Sobrietà e cordoglio invece da parte delle Istituzioni. Il presidente Giorgio Napolitano scrive una nota: “Resta indiscutibile il valore ideale del suo coraggioso apporto alla liberazione della capitale e del paese dalla tirannia nazifascista”. Il governatore del Lazio Renata Polverini e il sindaco di Roma Gianni Alemanno porgono le loro condoglianze, a nome degli enti che rappresentano.