Saranno anche i “cancelli del cielo”, come dice scherzosamente qualcuno. Resta il fatto che si sono già chiusi e ora sbarrano la strada a chi vuole rilevare tutta la società. Parliamo della Faac, la multinazionale passata alla Curia di Bologna dopo che il proprietario, Michelangelo Manini, è morto lasciando un testamento che dona alla Chiesa tutto il suo patrimonio. Case, terreni, e anche la quota di controllo dell’azienda bolognese conosciuta in tutto il mondo per i propri cancelli automatici.

Gli azionisti di minoranza, i francesi della Somfy, sarebbero in procinto di avanzare una offerta di acquisto per le quote in mano all’Arcidiocesi per un valore di 1miliardo e 100 milioni. Una somma enorme a cui la Chiesa ha detto subito di no. “Abbiamo intenzione di rispettare le volontà del defunto Manini e andare avanti nella direzione da lui tracciata”, ha spiegato il nuovo presidente dell’azienda, Andrea Moschetti. “Vogliamo che la Faac – ha aggiunto Moschetti – continui ad avare la propria sede a Zola Predosa nell’interesse dei 200 dipendenti”. Insomma, la Chiesa di Bologna da guida spirituale prima si fa  imprenditrice, ora difende anche a spada i dipendenti di Zola Predosa nonostante un’offerta che definire sontuosa è dir poco.

Alla notizia della donazione la diocesi aveva subito espresso la propria gratitudine per l’inatteso lascito. “Nel rigoroso rispetto delle leggi dello Stato – recitava il comunicato – la Chiesa di Bologna utilizzerà quei beni, così provvidenzialmente pervenuti, conformemente alle indicazioni della dottrina Sociale della Chiesa, alle norme del Diritto canonico, alla prassi plurisecolare della sollecitudine verso le necessità della comunità umana, secondo il comandamento evangelico della carità”.

Da qui il no al socio di minoranza Somfy. Una cessione porterebbe con tutta evidenza cambiamenti organizzativi, vedrebbe la sede spostarsi all’estero e, nella peggiore delle eventualità, magari nel lungo termine anche delle delocalizzazioni produttive. Sembra proprio questa la paura della Chiesa bolognese che ha più volte messo in risalto la volontà di non cambiare nulla a livello aziendale, e di continuare sulla via tracciata dal vecchio proprietario. “Già in passato – ha spiegato Moschetti al Resto del Carlino – il dottor Manini aveva rifiutato offerte importanti pur di mantenere a Zola Predosa la sede della multinazionale. Somfy e Faac sono diventati soci quando era ancora in vita il padre Giuseppe, ma da allora la leadership del gruppo è sempre stata in capo alla famiglia Manini. Il mio ruolo è quello di rendere onore al benefattore come vuole la Curia che è il nuovo proprietario. Quindi rifiuterò qualsiasi tipo di offerta”.