L'ex premier Silvio Berlusconi

Ieri l’intervista del Giornale all’ex ministro, presidente della Regione e plenipotenziario in Veneto Giancarlo Galan che aveva proposto di tornare a separare An e Forza Italia (un’idea sepolta subito da una serie di dichiarazioni contrarie, prime quelle di Cicchitto – “I partiti non si smontano con il meccano” -, La Russa – “Che faccia il partito con Fini” – e Gasparri). Poi la provocazione di Giorgio Stracquadanio che aveva coscientemente mancato la festa del Secolo d’Italia perché “non è stato ricordato il compleanno di Forza Italia”, nel frattempo continuano a spuntare in diverse province e regioni le liste civiche che tornano al vecchio slogan “Forza”: Forza Lecco (è stata la nave rompighiaccio, comandata dall’ex ministro del turismo Michela Vittoria Brambilla), Forza Verona, Forza Como, Forza Emilia Romagna, Forza Toscana, Forza Trentino. L’ultima è Forza Piacenza, che avrà anche l’appoggio del “partito della rivoluzione” di Vittorio Sgarbi. Ben viste, comunque, da Silvio Berlusconi che così auspica di ritrovare lo “spirito del ’94”, ma anche un possibile riavvicinamento, almeno localmente, con la Lega Nord.

Le liti continuano su tutto (dai congressi alle candidature per le amministrative) e intanto interviene anche l’ex ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, pure lei sentita dal Giornale: il Pdl, dice, è “nato da una grande intuizione di Berlusconi che ci ha consentito di vincere le elezioni nel 2008, sarebbe sbagliato tornare indietro”, mentre le liste civiche in vista delle amministrative sono solo “casi limitati” e “sporadici” a livello “locale”. “L’intesa con An a livello nazionale c’è – sottolinea -, mentre si registrano piccole crisi sul territorio. A livello locale in casi sporadici An vuole imporre a Forza Italia un partito rigido e gerarchico e quelli per sfuggirgli danno vita a liste loro”.

Gelmini sottolinea che nonostante qualche “frizione” il “processo democratico è servito e ora il partito è più forte e più coeso”. L’ex ministro dice dispiaciuta per la rottura con la Lega, ma è anche convinta che “non tutto è perduto”, perché “accanto alle dichiarazioni di smarcamento da parte di Bossi a livello nazionale in realtà sul territorio molti sindaci continuano a collaborare”.

Bene per Gelmini il lavoro di Angelino Alfano, “ora siamo messi alla prova come classe dirigente”. Sulla spinta a cambiare la legge elettorale l’ex ministro precisa la condivisione della necessità di far scegliere i parlamentari dai cittadini ma senza rinunciare ad alcuni principi: “Chi vince – spiega -, il partito che prende più voti sceglie il premier. E vogliamo un premio di maggioranza per il primo e il secondo partito. Bene l’accordo sulla riforma costituzionale per ridurre il numero dei parlamentari e dare più poteri al premier”.