L'arrivo di Monti a Pechino

Vengono i “brividi” a farlo nel tempio del pensiero comunista cinese, ma il capitalismo diventato monopolista dopo la caduta del muro di Berlino ha avuto sicuramente degli eccessi. Così Mario Monti, durante una conferenza alla scuola centrale del partito comunista di Pechino torna ad indossare i panni del professore per fare un’analisi dei motivi che hanno generato la crisi.

Sollecitato da una domanda, il presidente del Consiglio ha riconosciuto che “in parte” quella europea è una crisi del capitalismo. “Vengono un po’ i brividi a dire questo nella scuola del partito comunista cinese, ma ormai siamo tutti liberi da pregiudizi ideologici”, aggiunge il professore. “Credo che il sistema capitalistico come principio di organizzazione delle attività economiche abbia molti, molti, molti punti di vantaggio, comprovati dalla storia, rispetto al sistema all’epoca instaurato nell’Unione sovietica”, ha premesso. “Tuttavia – ha aggiunto – credo anche che ogni sistema riesca a mantenersi nel tempo e a evolvere e migliorare se tenuto sotto pressione da qualche sfida competitiva: il sistema capitalistico era tenuto sotto pressione fino all’89, ma poi è stato il sistema dominante. Io credo che abbia vinto il migliore, ma quando il migliore è diventato monopolista si è un pò rilassato e certamente negli anni novanta e nel primo decennio di questo secolo il pendolo storico ha visto un eccessivo predominio dell’impresa, del capitale a scapito dei poteri pubblici e del lavoro, della deregolamentazione a scapito della regolamentazione e così via… Quindi, in parte, andiamo alla crisi del sistema capitalistico non perché ce ne sia uno migliore ma perché non si è fatta la necessaria manutenzione disciplinante”, è la sua conclusione.

Al di là delle lezioni, in realtà la visita a Pechino del premier era soprattutto una occasione per fare il punto con il premier Wen Jiabao sullo stato della collaborazione Italia-Cina. Una intesa apparentemente solida che il premier ha chiesto di rafforzare ulteriormente. “L’Italia – ha detto Monti – vede nella Cina un importantissimo partner strategico e intende rafforzare il più possibile la già ottima collaborazione. Quella di oggi è un’occasione preziosa per approfondire la conoscenza delle rispettive posizioni e per sviluppare nuovi modi di collaborazione bilaterali e multilaterali con la grande Repubblica cinese”, ha aggiunto il presidente del Consiglio. Altrettanto suadenti sono state le parole del leader cinese. “L’Italia – è stata l’accoglienza – è un grande Paese dell’Unione Europea ed è un partner strategico della Cina. Lei è impegnato in riforme interne e nel risanamento dell’economia”, ha affermato Wen prima del colloquio, “e per questo desidero un franco scambio di vedute”. Il premier cinese ha ricordato le due visite ufficiali effettuate in Italia, sostenendo di essere rimasto profondamente impressionato non solo dall’arte e dalla cultura, ma anche dalle “piccole e medie imprese italiane” e dalla “capacità d’innovazione ad alti livelli. “Siete un grande Paese manifatturiero e l’economia è solida”, ha affermato.