Giovanni Consorte si è inaspettatamente dimesso da presidente del patto di sindacato del Cda di Bologna 2010. La nota di Intermedia è arrivata nel tardo pomeriggio di ieri, con poche righe stringate dove l’ex presidente Unipol ha dichiarato che “sulla base degli orientamenti assunti dalla maggioranza dei soci (…) ritengo superato il mio ruolo di presidente”.

L’ingegner Consorte con la società Intermedia aveva recuperato e rilanciato il Bologna Fc nel dicembre 2010 dopo la fallimentare gestione del presidente Porcedda, riscrivendo le coordinate finanziarie del club attraverso la fondazione della società Bologna 2010. A livello personale Consorte era rimasto come socio “minore” nel Cda della squadra con una piccolissima quota societaria che in questi giorni sta via via cedendo, e soprattutto aveva mantenuto il ruolo di presidente del patto di sindacato, sorta di accordo tra più soci che s’impegnano a comportarsi in un determinato modo  nelle attività aziendali, per esempio nell’espressione del voto durante l’assemblea societaria. Una modalità di controllo molto diffusa che ha la funzione di accentrare di fatto il potere nelle mani di un gruppo ristretto di azionisti.

Strategia aziendale che per il Bologna 2010 è significato lo stringersi attorno all’attuale presidente Albano Guaraldi, oramai da solo proprietario del 40% delle quote azionarie del club dopo una scalata durata tutto il 2011 e impattata contro l’oramai conclamata “offertona” dell’uomo d’affari Gabriele Volpi, ufficialmente smentita dal miliardario ligure.

L’offertona targata Volpi. Quello che fino a mercoledì 28 marzo sembrava un’infondata voce di corridoio in nemmeno 24 ore è diventata una mezza certezza. Gabriele Volpi,  68 anni, uomo d’affari ricchissimo che opera da trent’anni in Nigeria nell’indotto del petrolio e del gas attraverso la holding Intels Nigeria Ltd (10000 dipendenti di cui 7000 solo tra lo stoccaggio e il trasporto del greggio nei depositi e nei porti africani) è interessato all’acquisto del Bologna Fc. Solo che non lo fa direttamente come il primo imprenditore che passa. Prima sonda il terreno e lo fa affidandosi ad amici. In primo luogo al vicepresidente del  club, Maurizio Setti, il giovane imprenditore di Carpi, proprietario di marchi di abbigliamento femminile come Manila Grace, da subito vicino ad Albano Guaraldi nella nuova conformazione del Cda di Bologna 2010 dalla primavera del 2011. Altra pedina, anche se ancora a livello informale, l’altro imprenditore di super yacht del gruppo Ferretti. Lamberto Tacoli. Infine l’offerta da 28 milioni di euro, non ancora formulata formalmente, avrebbe avuto un front man, l’ex presidente del Bologna Calcio Alfredo Cazzola fino a gennaio 2012 terzo socio di Intermedia di Giovanni Consorte, con cui ha pubblicamente litigato ritirandosi dalla società d’intermediazione.

La scalata di Guaraldi. Tutto bene, anzi male. Perché il Bologna Fc costruito nell’operazione di un anno fa da Consorte come società con diverse quote azionarie distribuite a più imprenditori (i cosiddetti “nanetti”) non regge l’urto delle scontate ambizioni personali. Ci passa dapprima il salvatore del gennaio 2011, il cavalier Massimo Zanetti della Segafredo (a tutt’oggi socio di minoranza con il 21% del club, fuori dal patto di sindacato, n.d.r.), presidente per un mese, poi lo stesso Guaraldi che pareva avviato ad una coabitazione con Setti, ma che di fronte alla possibile costruzione, lui che con gli immobili è diventato un signore, di un centro sportivo in provincia che supporterebbe le attività calcistiche, sente la necessità di mangiarsi amorevolmente i “nanetti” e diventare proprietario del 51% delle azioni di Bologna 2010.

L’advisor Tamburi per conto Volpi. La scalata del presidente Guaraldi prosegue concitata con diversi piccoli soci che si sfilano, senza troppa acrimonia, per tutto l’inverno 2011 fino a quando sbuca l’offertona. Dapprima smentita, poi giudicata “non credibile” dallo stesso Guaraldi, infine di fronte a quella che domani, lunedì 2 aprile, sarebbe dovuta essere la giornata chiave, quella del contatto ufficiale tra Intermedia e l’advisor milanese Tanburi Investment Partners, ecco l’addio di Consorte dal patto di sindacato.

Intanto, come scrive il giornalista Emanuele Righi sul suo sito, l’operazione con Tamburi è seria: “si sono presentatati per conto di un importante gruppo internazionale. Curiosità: è lo stesso modus operandi con cui Gabriele Volpi, tramite la stichting social sport, controlla lo Spezia calcio”. Insomma l’offerta c’è e sta seguendo i canali canonici. Ma proprio ieri il colpo di scena di Consorte che sostanzialmente squalifica il patto di sindacato, quindi la maggioranza sorta attorno a Guaraldi, nonostante  in mattinata avesse firmato il documento congiunto di una parte di soci del Bologna 2010, stilato dopo un pranzo a casa dell’ex presidente Pavignani, dove si è affermato che per il gruppo capitanato da Guaraldi (assenti le firme dei soci Setti, Yien, Zucchini e Romagnoli): “tra le finalità stabilite non rientra la cessione del pacchetto di maggioranza, anche in presenza di eventuali manifestazioni di interesse (…) Chi ha a cuore il bene del Bologna deve pensare al club, non a fare delazione verso chicchessia”.

Così prima Consorte firma questo documento poi si defila dal ruolo di garante del suo contenuto. Probabile che l’ingegnere voglia sfilarsi dalla “proprietà” per rimanere semplice mediatore od osservatore (“Non spiego nulla, se uno ragiona capisce il mio gesto”). Anche se a poche ore dal match tra Bologna e Palermo non si sa ancora chi accoglierà gli emissari della Tamburi per esaminare quella che pare un’offerta con molto denaro cash e parecchia intenzione a rilanciare il Bologna Fc.

Fatto sta che la figura di Volpi, proprietario della squadra di pallanuoto Pro Recco, nonché dello Spezia calcio e del Reijka (Fiume) Calcio, è grossa, ben piazzata nello scacchiere politico e finanziario (Curia, Banca d’Italia, nonché Giampiero Fiorani) non solo italiano, ma a livello mondiale. L’imprenditore ligure è uno che gira con due guardie armate fino ai denti da almeno trent’anni e dichiara, abitando a Lagos forse più che in Italia, di sentirsi più sicuro quando gira nella città nigeriana che per le vie di Milano. Chissà cosa direbbe di Bologna, magari passeggiando tra via Zamboni e Piazza Verdi? In attesa di capire se ha davvero interesse a far capolino tra Ramirez e compagni per spingerli verso una salvezza in serie A che ad oggi non è ancora matematicamente raggiunta.