Se Monti all’estero si vanta di aver attuato riforme sociali senza nessuna reale contestazione e di avere sempre un largo consenso, in Italia non tutti la pensano alla stessa maniera del premier. La conferma arriverà domani da Milano, dove in piazza Medaglie d’Oro alle 14 partirà la prima manifestazione nazionale contro il governo tecnico. La prima dopo la riforma del lavoro che taglia l’articolo 18 e dopo le manganellate ai dipendenti dell’Alcoa. A promuoverla sono i sindacati di base, i precari, il movimento NoTav, i comitati no debito e tanti altri pezzi della società civile che si sono dati appuntamento nel capoluogo lombardo per esprimere il loro dissenso in modo chiaro.

Il nome è già un programma: “Manifestazione nazionale contro le manovre del governo”. In pratica, la Mayday milanese e i NoDebito si incontreranno e sarà subito “Occupy Piazza Affari“. La scelta del 31 marzo non è casuale. “Il corteo di sabato si va ad incastonare, infatti, in un’agenda europea fitta di scadenze”, ha spiegato Andrea Fumagalli, docente di Economia a Pavia, promotore della Rete San Precario e teorico del “diritto all’insolvenza”. Dagli stati generali della precarietà in programma a Napoli in questo week end fino ai “venti giorni che potrebbero sconvolgere l’Europa”, prosegue Fumagalli riferendosi alle mobilitazioni che dal primo maggio si susseguiranno nell’anniversario del 15 maggio degli indignados spagnoli e, ancora, a Francoforte per contestare il summit dei ministri dell’Economia nella città sede della Bce.

La protesta milanese in realtà doveva partire da un luogo simbolo come l’Università Bocconi – da cui arriva mezzo governo – per arrivare a Piazza Affari. La Questura ha poi negato l’autorizzazione temendo una sorta di “assalto al palazzo di vetro”. L’intenzione dei partecipanti in realtà è tutt’altro che violenta. Anzi, il comitato promotore al mattino porterà in università una corona in ricordo di Roberto Franceschi, studente della Bocconi ucciso da proiettili sparati ad altezza uomo dalla celere chiamata dal rettore per impedire un’assemblea del movimento studentesco all’interno dell’Università Bocconi nel gennaio del 1973. Un gesto che sottolinea anche una continuità ideale tra le proteste di quasi quarant’anni fa e quelle di oggi, con i giovani e i lavoratori estromessi dalle scelte che ricadono sul loro futuro. Comunque sia, l’università sarà solo sfiorata dal corteo.

Si parte dunque da piazza Medaglie d’Oro, zona Porta Romana. A promuovere l’evento non sono solo il sindacalismo di base e i partiti della sinistra, ma anche soggetti importanti della società civile: dal movimento NoTav a esponenti del mondo culturale e accademico, dai pastori sardi a San Precario, dai lavoratori dell’Esselunga ai centri sociali, fino ad arrivare al movimento NoTem. Mezza festa e mezza protesta, promettono gli organizzatori. “Io spiegherò che mi vergogno quando Monti all’estero si vanta di aver attuato brutali riforme sociali senza nessuna reale contestazione. Ma quello di sabato non sarà un comizio ma un’assemblea aperta che condensi tutti i temi che stanno minando la serenità del nostro futuro e che speriamo possa mobilitare tutti coloro che non ci stanno a pagare il prezzo di scelte in cui non c’entrano nulla”, ha spiegato Giorgio Cremaschi (Fiom Cgil).

E dunque spazio ai NoTav, al comitato contro il debito, a “occupyamoPiazzaAffari” e a molti altri che sono schierati “contro”: “Contro le misure lacrime e sangue e la macelleria sociale del governo Monti, l’eliminazione dei diritti dei lavoratori a partire dall’articolo 18 e l’assenza di attenzione e provvedimenti che diano risposte moderne alla precarizzazione dilagante. Contro il rifinanziamento degli affaristi e speculatori che hanno creato il debito, contro la repressione che tenta di fermare e dividere il movimento popolare che va opponendosi al dilagare della precarizzazione, della disoccupazione di massa, della devastazione ambientale, del continuo sgretolarsi di diritti”.

Il tentativo è quello di unire le lotte “per un’opposizione sociale e politica di massa, capace di incidere e contare, dal territorio, alla scuola e all’università, alle lotte per il lavoro e il reddito: dalla Argol di Fiumicino alla Wagon-Lits di Milano, alla Alcoa di Portovesme, alla Fincantieri, alla Esselunga, alla Jabil, alla Sicilia, alla Fiat e alle lotte dei migranti. Alle lotte contro i mostri come in Val di Susa. Rilanciare un’opposizione sociale e politica che guarda a un diverso modello sociale ed economico fondato sui beni comuni e che garantisca diritti: sanità, istruzione, lavoro dignitoso, casa, reddito per tutti, libertà e democrazia piena per italiani e migranti” fanno sapere gli organizzatori. La giornata terminerà a Piazza Affari, simbolo della finanza e del capitalismo italiano.