”Ho pagato molto più di quello che dovevo pagare, in tutti i sensi. Patteggiare mi ha precluso di far emergere la verità. La politica mi ha abbandonato, l’università no”. A due anni dalle dimissioni da sindaco di Bologna per un’inchiesta che lo ha visto coinvolto, Flavio Delbono torna a parlare in pubblico, con la presentazione del suo libro La crisi, di chi è la colpa?. Per farlo ha scelto un ristorante in via Emilia Ponente, alla periferia di Bologna. Ad ascoltarlo alcune decine di persone, assenti tutti gli esponenti della politica bolognese.

In questi due anni Delbono è tornato alla sua attività di professore di economia all’università. “E’ stato difficile – ha detto – all’inizio traumatico, erano dieci anni che ero fuori dall’università, sono entrato in politica quasi casualmente e improvvisamente ne sono uscito. All’inizio è stato davvero duro, ma devo dire che l’università, i colleghi e gli studenti sono stati un’ottima panacea. Poi col passare del tempo tutto un po’ s’aggiusta e le cose assumono le proporzioni più appropriate. Il mio più grosso rimpianto è stato quello di frequentare Cinzia Cracchi”. Il riferimento è all’ex segretaria ed ex compagna, dalle cui denunce sono partite le inchieste che lo hanno portato alle dimissioni.

Se l’università gli è stata vicina Delbono ha però detto di essersi sentito abbandonato dalla politica. “All’inizio – ha raccontato – c’è stato un fuggi fuggi anche sorprendente, c’erano politici che dicevano che per loro ero un fratello e che non mi hanno mandato nemmeno un sms. Il tempo renderà giustizia, al netto della vicenda giudiziaria, nella quale ho patteggiato anche per non mettere a rischio la mia attività principale, visto che io vivo del mio stipendio. Non mi sento innocente – ha aggiunto – ho delle responsabilità, le ho dichiarate, ho chiesto scusa alla città, ma ho pagato più di quello che dovevo pagare. Penso che nei miei confronti ci sia stato un accanimento sia mediatico sia politico, nel rapporto con l’esterno certe cose si potevano gestire meglio”.

Delbono, tuttavia, non esclude un suo ritorno in politica. “Certo non a breve – ha detto – ma la vita è lunga e sono abbastanza giovane per sostenere che non bisogna mai dire mai”.

Sull’indagine riguardo alla cooperativa Terremerse che coinvolge il presidente della Regione Vasco Errani indagato per falso ideologico, Delbono non ha dubbi: ”Io ho lavorato nove anni con Vasco Errani e sono rimasto molto sorpreso. E’ una persona seria, perbene, onesta. Non ho elementi sul singolo episodio, ma se dovessi scommettere, scommetterei senza esitazione sulla sua innocenza”.

“Il fatto di essere estranei – ha aggiunto – non implica che sia facilmente accertabile. Lo dico per esperienza, a volte non basta essere innocenti per essere scagionati. Auguro ad Errani di non ritrovarsi per anni in una situazione di sospetto e stigmate”. Delbono ha però escluso analogie con il suo caso. “Io non ho avuto il tempo di sperimentare analogie, perché mi sono dimesso subito. Questo non significa – ha aggiunto – che lo stia invitando a dimettersi, dico solo che per trovare analogie bisogna avere elementi in comune. Conoscendo Errani penso che sia molto preoccupato e che non stia vivendo facilmente questo momento”.