È stata fermata mercoledì, all’aeroporto di Bologna, una coppia di pakistani con i documenti falsi. Con loro un bimbo di otto anni, che però non è il figlio. Lo avrebbero portato in Italia con l’intenzione poi di consegnarlo ad uno sconosciuto che li avrebbe contattati appena atterrati a Bologna. Per questo i due, che si trovano ora al carcere Dozza, sono indagati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, in quanto avrebbero favorito l’ingresso di un minore per vie illegali.

L’altro ieri sono atterrati all’aeroporto con un volo proveniente da Islamabad e con scalo ad Istanbul. All’arrivo dei tre la Polaria, polizia di frontiera, li avrebbe fermati per un semplice controllo dei documenti, che a prima vista sarebbero apparsi falsi. Soprattutto i timbri dei passaporti avrebbero fatto scattare l’allarme, in quanto sembravano artigianali.

Un falso, insomma, giustificato dalla coppia col desiderio di fuggire a tutti i costi dal Pakistan, dove a detta dei due, erano perseguitati per la loro religione, chiamata Ahmadiyya, nata in ambito islamico, ma contraria ad alcuni precetti dell’Islam e considerata in Pakistan come eretica. È questo quello che spiegano agli agenti, suffragando la loro voglia di fuga anche con la presenza del bambino.

Ma i dubbi della polizia si posano proprio sul ragazzino di appena otto anni. La coppia di pakistani ammette di non avere alcun legame affettivo o di parentela con il bimbo e di non conoscerlo neppure. Spiegano alla polizia di aver acquistato prima dell’imbarco ad Islamabad, per circa 16 mila euro i documenti falsi, e il venditore, quel 27 marzo, avrebbe chiesto inoltre di portare con sé il bambino che avrebbero poi dovuto consegnare ad uno sconosciuto.

Un giallo, che si infittisce con una telefonata di questa mattina dalla Germania. L’avvocato d’ufficio della coppia, infatti, avrebbe ricevuto la chiamata di una persona d’oltralpe che avrebbe affermato di essere parente del bambino. L’incarico della coppia pakistana era, invece, quello di attendere la chiamata di una persona a Bologna, che avrebbe preso il minore.

Le indagini, coordinate dal pubblico ministero Alessandra Serra, verranno ora affidate alla Squadra Mobile, per cercare di capire se il minore sarebbe poi dovuto partire per la Germania, o se c’è qualcosa di ancora più grave e pericoloso in questa storia ancora piena di ombre. Attualmente il bambino si trova in una casa famiglia, su disposizione della procura dei minori di Bologna.