Nessuno sapeva dell’utilizzo dei fondi della Margherita in investimenti che non fossero legati al partito e soprattutto non ci sono state spartizioni al momento in cui la Margherita ha contribuito a fondare il Partito Democratico. E’ il senso dell’ennesima controreplica dei rappresentanti del movimento della Margherita, Francesco Rutelli, Enzo Bianco e Gianpiero Bocci, dopo che si è saputo ciò che ha messo a verbale l’ex tesoriere Luigi Lusi durante l’interrogatorio di 6 ore con i magistrati romani. Lusi, come noto, è sotto inchiesta per appropriazione indebita di una ventina di milioni di euro dalle casse del partito di Rutelli.

E’ l’ennesimo capitolo di un confronto a distanza iniziato due giorni fa con l’interrogatorio di Lusi in Procura. Le prime indiscrezioni, infatti, avevano riferito che la giustificazione del senatore sarebbe stata che “i vertici del partito sapevano”. Dichiarazione poi smentita dalla stessa Procura con un comunicato. Alla fine però agenzie di stampa e giornali sono entrati in possesso del verbale di interrogatorio nel quale Lusi avrebbe pronunciato questa frase: “Dell’acquisto di immobili peraltro alcuni sapevano. Preferisco non fare nomi perchè so bene che nessuno di loro confermerebbe le mie parole”. Oltre a questo aveva parlato di una ripartizione dei fondi e delle spese tra popolari (60 per cento) e rutelliani (40) al momento della fusione con i Ds e la costituzione del Pd. Da qui parte l’ennesima risposta della Margherita che già ieri aveva parlato di delirio diffamatorio e che ha querelato Lusi.

Rutelli, Bianco e Bocci sottolineano che, sul “c’è chi sapeva”, il caso è stato chiuso “con il sigillo della Procura: Lusi non ha potuto che mettere a verbale la propria incapacità di indicare il nome di un solo dirigente che fosse a conoscenza” delle sue “attività predatorie” (termine usato dai magistrati). “Ovviamente – aggiungono i rappresentanti della Margherita – coltiveremo le azioni giudiziarie già intraprese in materia, per il risarcimento dei danni derivanti dalle diffamazioni subite”.

Lusi aveva anche spiegato ai magistrati che aveva sottratto quella mole di fondi per “metterle da parte per il partito”: “Le ha intestate a sé stesso e a propri familiari, sulla base della propria esclusiva azione illecita – rispondono Rutelli, Bianco e Bocci – Egli non può restituirle, ora che non è più tesoriere, poiché non ne ha la disponibilità, in quanto sono sotto sequestro, e tocca all’autorità giudiziaria disporne. Noi intendiamo recuperare tutto il maltolto, sino all’ultimo euro”.

Infine l’accordo. “Non è mai esistito”. “La legittima e doverosa destinazione di risorse nei 10 anni di vita della Margherita – spiega la Margherita – non è mai stata effettuata sulla base di una ripartizione per aree e correnti (salvo, ovviamente, la retrocessione di 25 milioni di euro ai 4 partiti fondatori, ultimata nel 2006 ed iscritta nei bilanci). I fondi destinati al personale, alle attività politiche, alle elezioni, ai servizi, ad Europa sono stati disposti direttamente dal tesoriere, come da statuto e da sua precisa responsabilità. L’individuazione di quote percentuali è del tutto priva di fondamento”.

A rimetterci sarà l’Unità, che “sarà immediato oggetto di azione giudiziaria, per aver pubblicato addirittura un’indicazione economica”. Rutelli, Bianco e Bocci ribadiscono che “la magistratura dispone da ormai settimane di tutti i documenti contabili del partito, per cui ogni illegalità, da chiunque compiuta, potrà essere sanzionata; i nostri consulenti stanno predisponendo bilanci puntuali e rigorosi per l’approvazione dell’assemblea federale. Dalle analisi in corso stanno emergendo i sofisticati artifici adoperati dall’ex-tesoriere ed ulteriori significativi elementi, da noi subito trasmessi agli inquirenti”.