Mi scrive M.M.G. amica di buona annata, addetta alla comunicazione web di una grande casa editrice. Che qui la riporto fedelmente:

“E così, una giovane trentenne, laureata e cocopro (cioè con contratto a progetto) in tutta sincerità, me lo ha confessato: “Spero che passi l’abolizione dell’art. 18 così la mia azienda farà un po’ di repulisti, manderà via tutti quelli che non fanno un c…” Conosco bene l’azienda di cui parla, non c’è proprio nessuno che sta con le mani in mano, anzi… Ma ormai il danno è fatto: i “cosidetti giovani” hanno convinto un’intera generazione, che il problema sono i “cinquantenni” e il loro posto di lavoro che si tengono stretto. Ho faticato a risponderle, pensavo che questa convinzione la avessero solo i meno colti, i più sprovveduti. La sorpresa di sentirselo dire così, con naturalezza, mi ha spiazziato. Vorrei fondare un movimento, ma non so ancora il nome. Eppure conosco le parole che scriverei sullo striscione “IO mi faccio il mazzo da trent’anni e non HO rubato il posto ai giovani.”

Condivido pienamente il M.M.G. pensiero, sono per la mobilità del lavoro e non per l’immobilità di certi pregiudizi. Sono per la tutela del posto di lavoro ma contro la rigidità di certi contratti del pubblico impiego (e non solo) che li fanno assomigliare a prerogative ereditarie feudali, intoccabili e indiscutibili. Noi generazione dei babyboomer, abbiamo fatto il boom due volte. Prima anni di gavetta, senza alcuna tutela sindacale, salariale, in balia del capriccio del caporedattore di turno (quando non si sconfinava nel più bieco sexual harassment), poi finalmente è arrivato il contratto. Quando è arrivata la crisi sono saltate teste e testate. Antidoti anti-crisi, misure straordinarie, sacrifici in nome dell’Europa e adesso cosa c’e’ di nuovo? È il momento di lasciare il posto ai giovani.

Ma lasciateci almeno il valore dell’esperienza e il riconoscimento di qualche idea. Altrimenti fate campare pure noi. E la carriera? Quale carriera? Al potere e nei posti migliori ci stanno ancora i ‘ragazzi del Sessantotto’, quelli che hanno circa dieci anni più di noi, mentre dal basso premono i trentenni arrabbiati e fomentati dall’opinione pubblica sulla mancanza di futuro. La nostra (quella dei tardi baby boomer) è una generazione ‘quasi persa’,  vittima del riflusso, come dice Marika. Tutte le libertà e le possibilità dei nostri fratelli maggiori non le abbiamo avute, avendo conquistato un posto di lavoro (non parliamo solo dell’editoria) molto spesso sottodimensionato al titolo di studio, dopo tanta gavetta ed anche a ‘nero’. Chi siamo, i nuovi Fantozzi?

Post Scriptum: Cosa ne dite, apriamo le iscrizioni del partito liberale N.R.P.G (Non Rubo il Posto ai Giovani)?

di Januaria Piromallo (una diversamente giovane)