Ieri in piazza del Pantheon a Roma, si è tenuto un incontro pubblico organizzato dal Partito Democratico per dar voce al dramma siriano. Presenti all’iniziativa, oltre me, Lapo Pistelli, Aya Homsi, Giacomo Filibek e Pierluigi Bersani. Abbiamo tutti indossato per l’occasione un fiocco nero, come ulteriore simbolo della nostra vicinanza a ciò che accade in Siria.

Durante questo incontro ho fatto tre richieste specifiche al PD per concrettizzare l’incontro.
1- Ritirare al più presto l’onoreficenza data a Bashar al Assad nel 2010 dalla Repubblica Italiana.
2- Far chiudere l’ambasciata siriana e interrompere i contatti diplomatici, vista la posizione di condanna da parte dell’Italia contro il governo siriano.
3- L’italia deve farsi mediatrice di un dialogo tra le diverse anime dell’opposizione siriana che sino a questo momento non sono riuscite a trovare una linea di intenti comune, a meno che nel vertice di questi giorni a Istambul non succeda un miracolo che faccia accordare tutte le varie anime.

Bersani dal canto sua ha dichiarato ”Vogliamo dare voce a questa tragedia enorme che si sta svolgendo nel silenzio e anche nella disattenzione generale  e vogliamo dire con nettezza che il massacro in Siria deve fermarsi, che l’opposizione siriana deve riunirsi e convergere, che Assad deve andarsene”.

Durante l’incontro di ieri a Roma, è arrivata la notizia dell’accettazione da parte della Siria del piano di Kofi Annan. Per il momento alle parole non sono seguiti i fatti. Lo dimostra lo sconfinamento di una cinquantina di soldati siriani in territorio libanese. Secondo l’agenzia Reuters, i soldati  sirinani avrebbero distrutto alcune fattorie al confine. Non è la prima volta che i siriani sconfinano in territorio libanese. Qualche tempo fa l’esercito di Damasco a preso a cannonate la zona di Wadi Khaled, in cui si trova il campo profughi dei civili siriani scappati, sopratutto provenienti dal villaggio di Talkalakh.

Le continue pressioni internazionali e l’isolamento porteranno a una inversione di rotta, anche leggera, del regime di Damasco. Il punto di svolta però, risiede nell’opposizione siriana e nella sua capacità di trovare una leadership credibile e forte, al più presto.