Dal trionfo nella Next generation series alla panchina della prima squadra dell’Inter. Un percorso che avrà sognato spesso Andrea Stramaccioni, tecnico (ormai ex) della Primavera nerazzurra, ma che difficilmente avrebbe immaginato potesse compiersi in poco più di ventiquattro ore.

La società, infatti, ha comunicato sul sito ufficiale l’esonero di Claudio Ranieri e di conseguenza la decisione di affidare la squadra al fresco vincitore della “Champions giovanile”. “Il Presidente Moratti e la società Internazionale ringraziano Ranieri e il suo staff per l’impegno e la professionalità profusi in questi mesi. La squadra verrà affidata al tecnico della Primavera Andrea Stramaccioni”, questo il testo del comunicato dei nerazzurri.

Soltanto oggi pomeriggio, però, il patron nerazzurro Massimo Moratti aveva fatto trapelare la volontà di continuare con Ranieri, rispondendo “Penso di si!” ai giornalisti che gli chiedevano se l’ex tecnico del Chelsea sarebbe rimasto alla guida dell’Inter. Nicchiava invece Stramaccioni : “Se Moratti chiama rispondo sempre, perché è il mio presidente, ma per adesso le uniche chiamate che ricevo sono quelle di voi cronisti”. Difficile credere però che dopo le coccole ricevute pubblicamente dal presidente, sceso in campo per festeggiare i campioncini nella finale del Brisbane Road di Londra, a Stramaccioni non sia arrivata neppure una telefonata.

Lascia la panchina nerazzurra dopo sei mesi Claudio Ranieri: era subentrato a Gasperini a settembre per provare a raddrizzare una stagione partita malissimo (1 punto in 5 giornate di campionato e la sconfitta casalinga in Champions contro i turchi Trabzonspor) e per un po’ c’era riuscito, inanellando 7 vittorie consecutive tra fine dicembre e inizio gennaio. Poi il tracollo con la doppia eliminazione da Coppa Italia e Champions e varie sconfitte in campionato, l’ultima, fatale, allo Juventus Stadium contro i bianconeri.

E’ il quarto cambio in panchina in due anni per il patron interista: nell’era del dopo MourinhoBenitez Leonardo né, tantomeno, Gasperini e Ranieri sono riusciti ad aprire un ciclo ad Appiano Gentile.
Con la stagione ormai compromessa non tutti i tifosi interisti sembrano concordi con la scelta della società di puntare su Stramaccioni: “Sarà bruciato anche lui” è uno dei commenti che sui forum va per la maggiore tra i supporters nerazzurri.

Contrario alla scelta di Moratti anche Carletto Mazzone, decano degli allenatori italiani, che non ha lesinato termini forti per commentare la notizia: “E’ una barzelletta. Non c’è più rispetto per gli allenatori. Stiamo battendo il record degli esoneri e questa cosa è assolutamente negativa”. Solidarietà dall’ultimo mister di Roberto Baggio per Claudio Ranieri: “Non mollare Claudio, la vita va avanti anche senza calcio. Ma tutti questi cambi – riflette Mazzone – mi lasciano davvero perplesso”.

Ex difensore promettente fermato da un grave infortunio, laureato in giurisprudenza ed ex tecnico degli allievi della Roma, Andrea Stramaccioni assume la guida dell’Inter in uno dei momenti più difficili della storia nerazzurra. Dopo le ultime cessioni eccellenti (vedi Samuel Eto’o) e i risultati deludenti degli ultimi mesi resta da capire se la società per il futuro voglia puntare sul tecnico che ha soffiato la coppa alle giovanili dell’Ajax oppure utilizzarlo solo come traghettatore di qui alla fine stagione. Con il fair play finanziario che incombe potrebbe essere un’idea stuzzicante quella di costruire la nuova Inter su chi conosce bene l’ambiente e le giovani risorse “fatte in casa”, talmente bene da vincere una Champions.  Palese però il rischio evidenziato dai tifosi nerazzurri: incontrare Juventus e Milan non è come incontrare il pur ottimo Ajax giovanile e gestire Crisetig e Bessa è tutt’altra cosa rispetto a un gruppo di stelle un po’ depresse con le sirene (e i soldi) di Spagna e Inghilterra che chiamano.

Sfida tutta in salita per Stramaccioni, ma in fondo, dopo che vinci una Champions (anche se giovanile e su invito) partita con una sconfitta per 7 a 1 all’esordio e continuata grazie a un goal al 93esimo nella seconda partita, alle salite ci fai l’abitudine.