Il manager Jon Corzine

Una email riaccende i riflettori su Jon Corzine, il manager con ambizioni da investment banker che ha portato il colosso finanziario MF Global alla bancarotta dopo scommesse troppo ardite sul debito europeo. Dal messaggio, inviato tre giorni prima del tracollo dell’azienda, risulta che Corzine ordinò a un collaboratore di prelevare 200 milioni di dollari dal fondo clienti per coprire uno scoperto presso la sede londinese di JP Morgan, che gestiva gli investimenti della società. Un tassello chiave si aggiunge così alle indagini per scoprire cosa ha causato la perdita da 1,6 miliardi di dollari dal fondo clienti del gruppo.

Corzine, prima di prendere le redini di MF Global, è stato senatore democratico e governatore del New Jersey. Non ha mai abbandonato, tuttavia, la propensione al rischio che regnava a Goldman Sachs, dove ha assunto l’incarico di co-amministratore delegato prima dell’entrata in politica. Cambia l’azienda, cambia il mestiere, ma il vizio rimane. Alla guida di MF Global, Corzine aveva investito 6,3 miliardi di dollari in titoli pubblici dei Paesi europei più in difficoltà, puntando soprattutto sull’Italia, che prometteva i rendimenti maggiori.

Un azzardo che, dopo la grande crisi dell’estate 2011, rese inevitabile l’entrata della società in amministrazione controllata il 31 ottobre scorso, sotto la pressione delle autorità di controllo e del downgrade dell’agenzia di rating Moody’s. Proprio in quei giorni, mentre le scommesse sul Vecchio Continente erano sempre più insostenibili, il conto londinese di MF Global si prosciugava e Corzine ordinò di mettere mano ai soldi dei clienti per coprire uno buco da 175 milioni di dollari che, come rivela la email, “doveva essere saldato il prima possibile”.

Corzine aveva puntato sull’Europa cavalcando l’onda di ottimismo per il presunto accordo che il Vecchio Continente stava maturando per salvare i debiti sovrani e isolare il contagio della Grecia. Ma le previsioni non si avverarono e, mentre la crisi greca si diffondeva e l’intera Europa era in ginocchio, all’interno di MF Global iniziarono le pressioni su Corzine, che resisteva sperando nel superamento delle difficoltà. Alcuni dirigenti, tra cui il responsabile del rischio Michael Roseman, gli chiesero ad agosto di ridurre l’esposizione al debito europeo, ma l’ex numero uno della società rispondeva che la scommessa era vincente. “Se perdete la fiducia in me sono pronto a dimettermi”, diceva, e la società non poté che fidarsi.

Ma dove erano le agenzie di rating mentre le casse di MF Global si svuotavano, travolte da una esposizione spropositata al debito europeo? Moody’s e Standard & Poor’s hanno dato i primi avvertimenti sul merito creditizio della società soltanto a fine ottobre, pochi giorni prima dell’entrata in amministrazione controllata. I colossi del rating erano al corrente degli investimenti di MF Global ma, esattamente come durante la crisi finanziaria del 2008, guardarono da un’altra parte. In Europa, per la precisione, dove nel frattempo non si fatti tanti problemi nel dare giudizi severi. L’Italia, per esempio, fu declassata da tutte e tre le agenzie (Moody’s, Standard & Poor’s e Fitch) tra fine settembre e inizio ottobre, proprio mentre le casse di MF Global si stavano dissolvendo.

Il risultato è che Corzine ha potuto agire indisturbato, giocando con i soldi dei clienti fino a quando l’imbroglio non è stato evidente. Mancano ancora all’appello 1,6 miliardi di dollari, che appartenevano a migliaia di clienti rimasti a mani vuote. Corzine ha sempre detto di non avere toccato quei soldi e di non sapere dove si trovano. Ma il quadro disegnato da mesi di indagini è sempre più chiaro e, grazie all’ultima email scoperta, per Corzine potrebbe essere arrivata l’ora della resa dei conti con la giustizia.