Sul Corriere della Sera di oggi Mariolina Iossa riporta una interessante contabilità di quanto l’IMU e altre tasse aumentate o introdotte dal Governo Monti costeranno alle famiglie italiane. Per i dettagli rinvio all’articolo della Iossa, ma quello che mi preme di analizzare è la inerente iniquità della equa manovra.

Occorre partire un po’ da lontano: in uno Stato fiscalmente ideale, cioè quello nel quale i redditi vengono tassati alla fonte in maniera completa e con una giusta progressività, le imposte indirette hanno una loro ragionevolezza, così come ce l’hanno, in misura minore, i tickets sui servizi non essenziali.
In quello stato ideale, dal quale noi distiamo anni luce, i cittadini contribuiscono alla fonte, in modo proporzionale alle proprie capacità, al finanziamento dello Stato il quale poi eroga gratuitamente per tutti i servizi essenziali (scuola, sanità) e riceve ulteriori risorse dalle imposte indirette.

Essendo, come detto, distanti anni luce dalle condizioni ideali, accade invece che le imposte indirette e soprattutto i tickets aggiungano iniquità all’iniquità; per fare un esempio semplice semplice, le addizionali comunali IRPEF, regolate sul reddito accertato, andranno a colpire pensionati con 1200 €/mese mentre ne saranno esenti gli evasori totali e parziali; un buon incentivo a continuare a evadere. Peggio ancora per i tickets che neppure sono commisurati al reddito, a parte esenzioni per i valori che è anche difficile chiamare “redditi”.

Entrando poi nello specifico di questa “stangata”, la stessa arriva a distanza di tre mesi dall’avere sterilizzato le indicizzazioni delle pensioni sopra a 1.500 €/mese e qui si parla di redditi talmente noti che li eroga lo Stato in prima persona; l’aggiungere alla sterilizzazione un inasprimento delle imposte raddoppia la “bastonata”. Mi aspetto a questo punto di udire la ormai liturgica litania del sacrifico doloroso ma necessario per impedire il tracollo con il mancato pagamento delle pensioni e compagnia cantante; francamente ne sono stanco e non la liquido più neppure solo come propagandistica ma come un insulto (alla miseria). Fatto salvo che qualcosa si doveva fare e che alcune misure sono più immediate di altre, l’accanimento su lavoratori dipendenti, pensionati e pensionandi e la parallela manina di velluto usata verso altre categorie e corporazioni fanno pensare a un disegno preciso, a un‘idea di Società che non mi corrisponde e che credo i cittadini comprenderanno troppo tardi che non corrisponde neppure alla maggior parte di loro.

Nessuno, sia ben chiaro, vuole appiattirsi su modelli che prevedano la distribuzione uniforme della ricchezza in disprezzo della iniziativa, creatività e merito individuali, datosi che la storia ha ampiamente spiegato che si distribuirebbe solo povertà, ma qui si sta esagerando con l’eccesso opposto, con un’inconcepibile riduzione dello status di chi ha già pochissimo e con la creazione dei presupposti per comprimere parte del ceto medio drammaticamente verso il basso; il tutto farcito con riposte carenti, quando non inesistenti del tutto, a domande semplicissime quali: che debbono fare quelle categorie senza reddito e senza pensione? E cosa i pensionati con redditi risibili e per di più, ora tartassati ulteriormente?

Pavento la risposta, se mai ci sarà, perché data l’aria che tira potrebbe essere: capire che i sacrifici sono necessari soprattutto per loro. In un momento così difficile, la sensazione che l’elìte al Governo non abbia alcuna capacità di immedesimazione nelle problematiche di una larga parte dei cittadini e che stia lavorando a una ipotesi di società per l’appunto più elitaria rende la pillola ancora più amara e fa pensare che per risolvere problemi “basici” occorra che chi governa abbia la capacità di immedesimazione in quei problemi che un’estrazione esclusiva da classi privilegiate rende forse impossibile, salvo l’emergere di persone eccezionali che sapessero abbinare la provenienza da categorie privilegiate a una naturale empatia per le altre.

Il Ministro Fornero, con il suo ricorsivo approccio “so io cosa va fatto” sembra la rappresentazione più significativa di questo Governo nel suo complesso. In 5 mesi di governo non la si è vista partecipare a un dibattito pubblico nel quale rispondesse a domande specifiche e dirette quali quelle che ho posto sopra, eppure le domande sono esattamente quelle che si pongono i pensionati, i 200.000 (almeno) disoccupati con requisiti di pensione e le altre centinaia di migliaia di cittadini con problemi più o meno simili e che sembrano, almeno a me, particolarmente rilevanti e pressanti.

Torno a sottolineare come il Parlamento avesse impegnato il Governo ad allargare la platea dei salvaguardati dalla riforma delle pensioni e come il Ministro abbia lasciato intendere che la platea è stata allargata ma che non ci sono le risorse; ciò significa che forse non ha colto che il problema non è normativo, ma squisitamente esistenziale.

Sulla stessa falsariga, questa stangata primaverile non va giudicata per la sua architettura o per la sua dimensione assoluta (do per scontato che per i redditi di Monti, Fornero e degli altri ministri non sia un problema) ma per le implicazioni che ha su chi già è stato messo in condizioni critiche; per questi va pericolosamente vicino (o oltre?) i limiti. Quelle implicazioni dovrebbero far parte essenziale degli elementi sui quali si basa una decisione legislativa. Senza pretendere, ovviamente, che si distribuiscano le caramelle.