Sono in prognosi riservata i quattro operai marocchini rimasti gravemente ustionati a causa dell’incendio scoppiato all’interno della ditta Lafumet di Villastellone (Torino). I vigili sono arrivati sul posto con 14 squadre, cinque delle quali si trovano ancora lì impegnate per lo spegnimento degli ultimi focolai.

Alla Lumet un vasto incendio era già scoppiato nel luglio del 2003, ma quella volta si era trattato solo di un allarme ambientale, senza danni per le persone. Le fiamme erano divampate in un deposito di vernici e nei giorni seguenti c’era stato forte timore per la contaminazione di falde e rete irrigua per lo sversamento delle acque in un canale. Per precauzione i sindaci di Villastellone, Cambiano e Moncalieri, su suggerimento dell’Arpa, avevano emanato un’ordinanza che vietava temporaneamente l’uso delle acque dei canali attorno dell’area attorno fabbrica per l’irrigazione dei campi agricoli.

I nomi dei quattro lavoratori sono Hassan Kharboche, 38 anni, Amed Badreddine, 42 anni, Mustapha Ganfoudi e Bechir Guizani, entrambi di 47 anni. Tutti hanno ustioni e politraumi e ora i medici vogliono anche capire se hanno respirato sostanze nocive. “Ero fuori, stavo lavorando allo smaltimento dei fusti – ha detto un loro collega – quando ho sentito l’esplosione e ho visto le fiamme”.

A quanto riferiscono i medici dell’ospedale Cto di Torino il più giovane versa in condizioni maggiormente critiche, visto che ha riportato ustioni su circa il 20 per cento del corpo mentre gli altri tre hanno bruciature meno estese. Ha alcune bruciature sul viso anche il quinto operaio, ferito in modo più lieve, e tenuto in osservazione. Ai medici ha raccontato che i suoi colleghi stavano lavorando a poche decine di metri da lui quando c’è stata una forte esplosione a cui è seguita una fiammata e poi l’incendio. I sanitari stanno verificando se i lavoratori possano aver respirato sostanze tossiche e svolgendo gli esami per accertare anche la presenza di eventuali traumi, visto che lo scoppio ha generato un forte spostamento d’aria.