Invito tutte e tutti, anche i più accaniti pasdaran del neoliberismo che non mancano talvolta di esternare commenti ovviamente critici ai miei post in argomento, a partecipare alla presentazione del mio (con Irene Tagliamonte, Andrea Baranes e Marco Pagani) ultimo libro “Il diritto contro la crisi”, che avverrà a Roma presso il Cnr di via dei Taurini 19 mercoledì prossimo 28 marzo alle ore 16.30. Parteciperanno giuristi (Paolo Picone, Giuseppe Palmisano, Sandro Schipani) ed economisti (Roberto Schiattarella, Nino Galloni). Data l’attualità del tema e la qualità dei presentatori il dibattito si preannuncia davvero stimolante.

Nel mio saggio contenuto nel libro, dal titolo “Capitalismo finanziario e diritto internazionale: una partita aperta”, sostengo fra l’altro la necessità di un approccio multidisciplinare al tema della crisi. Abbastanza scontato, al riguardo l’intreccio fra diritto ed economia, ma si può andare oltre… A pag. 87 e seguente propongo qualche analogia tratta da altre scienze: “L’economia mondiale appare in balìa di un ristretto gruppo di persone, in quanto si è verificato un vero e proprio corto circuito dovuto alla centralità che in essa ha assunto la produzione di denaro a mezzo di denaro. Ovvero, per utilizzare una metafora di ordine medico anziché quella di ordine elettrico appena enunciata, essa è sottoposta a una proliferazione incontrollata di un suo sottosistema, quello finanziario, in virtù di quello che potremmo definire un fenomeno tumorale a tutti gli effetti, mentre dalla scienza astronomica è tratta la similitudine con la quale Artur P. Schmidt, chiedendosi dove mai siano finiti le ingenti somme destinate al settore bancario a titolo di interessi a fronte della situazione di insolvenza delle banche stesse, parla di “buchi neri”, nella prospettiva del pareggio fra entrate statali e uscite per pagamento di interessi e quindi di “bancarotta mondiale”.

Sempre dalla scienza medica e da quella sua ripartizione, di fondamentale importanza, che è l’igiene deriva un’ulteriore metafora che vi propongo: il sistema finanziario, la cui originaria funzione istituzionale di provvedere i mezzi per l’esercizio dell’attività economica è evidentemente degenerata per una serie di motivi, può essere rappresentata come un’immensa cimice che succhia il sangue della società.

Basterebbe ricordare solo il fatto che la recente scelta della Banca centrale europea di concedere crediti alle banche al tasso dell’uno per cento, mentre queste possono riprestare le stesse somme agli Stati a tassi che variano dal 4-5% (nel caso italiano) all’8-9% (Portogallo), consente loro di lucrare rendite differenziali notevolissimi senza muovere un dito. E’ da tale iniezione di denaro pubblico nel sistema bancario che deriva, sia detto per inciso, il sollievo del tutto momentaneo consistente nella riduzione dello spread.

Chi paga? Il cittadino ovviamente… E la cimice ingrassa. Ora, se si vuole davvero crescere, come ci ripetono a ogni pié sospinto Monti e Napolitano, è giocoforza eliminare le cimici, come pure i parassiti in genere, che altrimenti si appropriano del nutrimento e impediscono lo sviluppo dell’organismo destinandolo a esistenza precaria, sofferente e breve. Già Keynes, del resto, parlava di necessaria “eutanasia del redditiere”.

Nulla di violento, per carità… basterebbero una politica fiscale seria, volta a colpire i grandi patrimoni e le transazioni finanziarie (smettendo invece di perseguitare in modo eccessivo e soffocante le piccole imprese a loro volta vessate dalle banche) e il rifiuto di pagare gli interessi elevati che vengono richiesti dalle cimici (a Roma note anche come “cravattari”). Argentina, Ecuador e Islanda l’hanno fatto e ora stanno molto meglio di prima. E’ ora che anche l’Europa e in particolare l’Italia si mettano su questa strada, come propongono le reti per l‘auditing del debito che intendono fare chiarezza sul modo in cui il debito è venuto in essere e sta crescendo a dismisura, in modo da dimostrarne la sostanziale illegittimità.

Ma inutile illudersi che Paperino Monti,Qui-Alfano, Quo-Bersani e Qua-Casini, e il burbero zio Paperone Napolitano abbiano la benché minima idea di adottare salutari misure volte a debellare i parassiti. Anche perché, oltre ad alimentare il cimicione finanziario, sono troppo occupati a garantire la sopravvivenza delle relativamente piccole cimici che costituiscono il sistema politico malato di cui fanno del resto parte integrante.