Santarcangelo si è vestita a festa per l’ultimo saluto a Tonino Guerra. La  giornata calda di primavera ha fatto il resto e la piazza Ganganelli era tutto un tripudio di luce e colori: i disegni del maestro stampati da Riccardo Pascucci sulle vele di canapa sventolavano sulla facciata del palazzo comunale, quelli dei bimbi delle scuole elementari ornavano le finestre del grande edificio, dal quale pendeva uno striscione con su scritto “Ciao Tonino”.

Nei due giorni in cui è rimasta aperta la camera ardente si sono succeduti migliaia di cittadini, numerosi sindaci e personalità istituzionali, del mondo della cultura, dell’arte e dello spettacolo. Tra questi, hanno fatto visita al maestro i fratelli Paolo e Vittorio Taviani, la vedova di Michelangelo Antonioni Enrica Fico, Walter Veltroni, Sergio Cofferati, Vasco Errani, Sergio Zavoli, il sindaco di Rimini Andrea Gnassi, il presidente della Provincia di Rimini Stefano Vitali, l’assessore regionale al turismo e al commercio Maurizio Melucci.

A dare il suo personale addio a Tonino Guerra c’era anche il vecchio amico Flavio Nicolini (classe 1924). Lui che tra le tante collaborazioni è stato aiuto regista di Antonioni in “Deserto rosso” è l’ultimo rimasto di un circolo di artisti e intellettuali, che negli anni cinquanta/sessanta diede vita a una sorta di scuola di Atene nel paesello della Valmarecchia. Santarcangelo allora era il luogo in cui venivano ideate e partorite le opere dei cineasti Elio Petri e Michelangelo Antonioni, degli scrittori Raffaello Baldini e Nino Pedretti, dei pittori Alberto Sughi, Marcello Muccini, Renzo Vespignani. Chiusa la camera ardente allestita nella sala del Consiglio comunale, poco dopo le 11 di stamattina in piazza Ganganelli si è svolta la commemorazione in ricordo del poeta, che se n’è andato, il 21 marzo, lasciando il posto alla primavera.

Le celebrazioni in piazza si sono aperte con i telegrammi letti dal Presidente dell’Associazione culturale Tonino Guerra, Carlo Sancisi, e inviati dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, dal Presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini, dall’Ambasciatore della Federazione Russa a Roma Alexey Meshkov e dallo scultore Arnaldo Pomodoro. Dopo la lettura dei telegrammi, per ricordare il poeta sono intervenuti il sindaco di Santarcangelo Mauro Morri, il senatore Sergio Zavoli e la professoressa e critica d’arte Paola Volkova.

Il giorno 16 il maestro aveva compiuto 92 anni e, come ha osservato Sergio Zavoli: “Il da fare che si erano dati Santarcangelo e Pennabilli, nel dividersi i festeggiamenti del poeta, è stato commovente”. “Fortunati i luoghi –ha proseguito Zavoli citando Cesare Pavese- che si contendono una creatura in cui riconoscersi, che possono vantare qualcosa di comune”.

Per il presidente della commissione di vigilanza della Rai “Tonino era tutt’uno con questo piccolo mondo, trasformato nell’universo delle sue poesie, ognuna con l’inimitabile alleanza degli occhi e del cuore, di un poeta che porta i pensieri e le cose a un’altezza sorprendente”.

“Noi non siamo -ha aggiunto commosso Zavoli- chi poté dire, di fronte all’amico morto, con la stessa solennità di Garcia Lorca afflitto per la perdita di Ignazio: ‘Tarderà a nascere, se nascerà, un altro come te’. Noi siamo solo i tuoi amici, Tonino, che hanno avuto la fortuna di conoscerti, accanto alle persone che hanno vissuto, con te, lo scambievole privilegio di amarsi”. Zavoli ha poi ricordato la deportazione di Guerra, i suoi capolavori nella poesia dialettale che “faranno il giro del vento e dei Paesi”, la fama di sceneggiatore che arrivò a Los Angeles e che gli valse il Premio alla carriera Jean Renoir. Poi si è soffermato sul rapporto tra Guerra e Fellini: “Non si è mai parlato di una circostanza singolare: solo 10 km della medesima strada, da Rimini a Santarcangelo dividevano due creature venute al mondo per così dire, l’una accanto all’altra e vissute per oltre mezzo secolo sotto gli stessi riflettori. Fu “Amarcord” a celebrare una comunanza che riportò Federico e Tonino a casa, sospinti dagli stessi ricordi e dalla nuova immaginazione, prolungando quella sorta di lenta contiguità. Non so se questa nostra benedetta Romagna gioiosa e distratta che si commuove a cielo asciutto e abbonda negli affetti, così ribalda e tenera, sfrontata e timida, si sia mai stupida che un’aria di collina e di riviera, profumata di poderi e di spiagge, un secolo fa avesse salutato l’arrivo di due ingegni destinati un giorno a incantare le più diverse genti del pianeta”.

Zavoli ha anche lanciato l’idea di intitolare ai due una piazza comune: “Non ho titolo per azzardare proposte, ma riunire in una piazza quell’immaginazione per festeggiare un fenomeno che ha qualche tratto di straordinarietà mi parrebbe un modo di ricordare l’arcana, ma tangibile ubiquità che ha unito i due protagonisti di una leggenda pressoché universale”.

Le celebrazioni per la scomparsa del Maestro proseguono oggi a Pennabilli. Il borgo dell’alta Valmarecchia era per Tonino Guerra “una sorta di eremo civile, una dimensione fantastica da aggiungere a Santarcangelo, la patria mai rinnegata”. Lì il poeta ricevette, tra le altre, la visita del Dalai Lama. Lì trovava il suo humus più naturale, quello che –come ricordato Zavoli- non aveva trovato a Cinecittà.

A Pennabilli nel tardo pomeriggio si terrà un saluto con preghiera nella casa di Guerra e domani, alle 15,30, si svolgerà la funzione religiosa celebrata dal Vescovo di San Marino e del Montefeltro Monsignor Luigi Negri, sul sagrato della Cattedrale di Pennabilli in piazza Vittorio Emanuele. La cerimonia funebre proseguirà poi nel giardino della Casa dei Mandorli.

Tonino Guerra, un giorno, interrogato da Zavoli per l’inchiesta televisiva Credere non credere, venne provocato dal giornalista sui problemi ultimi e rispose: “Camminando nella mia valle spesso sosto davanti ai piccoli rettangoli d’erba, dove si trovano delle croci arrugginite senza nome. Ebbene mi sembra il punto giusto della morte. Sono contrario alle fotografie, alle statue, a tutta la messa in scena di cimiteri senza nessuna poesia. Nei nostri cimiteri della valle la morte è presente in modo più totale e dolce, è un respiro che resta nell’aria, un volo, ed è un rapporto col silenzio e anche con la dimenticanza”.

A vegliare sul silenzio e la dimenticanza di questo mattino di marzo, in piazza Ganganelli a fianco della bara del poeta, c’era l’aurea simplicitas di due rami fioriti di mandorlo.