Guardate nei parcheggi, nelle aree di sosta, sotto i ponti. Guardate e non vi fate muti parlanti, di altro. Ciechi vedenti, di altro.

Scivola il mio dolore sulla coscienza che donne, e generati da donne, dormiranno in quel poco che gli rimane, rannicchiati fra cambi e cruscotti, fra lunotti e frizioni.

Automobili, come odierne capanne del regno dei non-cieli, nate per autostrade infinite, normalmente grondanti vittime di lamiere contorte e di contorti consumi. Sappiamo tutti come vola il libro del momento, accanto alle tintinnanti casse vomitanti scontrini putrefatti di quel non-luogo, da casello a casello, dove tutti abbiamo comprato l’inutile per dar senso al vuoto siderale di non-movimento di un non-viaggio.

E le mani toccano i pulsanti per accendere silenziosi apparecchi, pieni di anaffettive parole che cavalcano onde radio, con disabili emotivi che appoggiano le loro labbra sui microfoni senza saper baciare la vita. Automobili senza rumore, senza più alcuna velocità, ferme per un insopportabile sempre. E ora ultimo rifugio dalla povertà, nella povertà.

Macchine definitivamente parcheggiate senza benzina, ripiene di cianfrusaglie difese come l’ultimo respiro di una vita crollata. Nuovi migranti bussano alle nostre porte, non più neri o gialli, non più con le loro donne matriosche in compatta avanguardia, pronte a pulire le pelli vive di chi ci ha generato. Ora, in quelle macchine, dormono e vivono fratelli della nostra tribù.

Beppe, che ha perso il suo lavoro. Beppe, che non riesce a trovarlo, un lavoro.

Maria ha partorito e qualcuno è già corso a chiudere i templi, armato di ignavia e, se non bastasse, a comprare chiodi e martello per questi poveri cristi, tante volte sopravvivessero al burocrate di turno, al politico di turno, al governante di turno, al nostro assordante silenzio di democratici europei, nati dalle guerre al nazifascismo e cresciuti per tortuose strade di civili diritti che dopo le Primavere di Praga, le Rivolte di Varsavia, le Urla Parigine, i Garofani Portoghesi e tanto altro, hanno sorretto Sorella Germania per la sua riunificazione, senza obbligarla a comprare niente dai nostri mercati, se non feta e baklava, o sole e spaghetti, cerveja e pastelinhos de bacalhau e dando loro la nostra gratuita solidarietà.

Scritto dopo il bellissimo e ispirante concerto di Fiorella Mannoia e dopo aver mangiato buonissime tigelle farcite con pancetta fatte dalla gentilissima Attilia nel Bar Mauro (suo marito) in via Francesco Maria Grimaldi davanti al Pala Dozza a Bologna.