Martedì 20 marzo è stata resa pubblica sul sito di Fondiaria-Sai la Relazione del Collegio Sindacale (ai sensi dell’art. 2408 c.c.) a seguito di una denuncia di un grosso investitore estero (Amber) di “fatti censurabili” che riguardano l’acquisto dell’Atahotels e di numerose attività immobiliari della famiglia Ligresti, compensi e consulenze di vario genere, sempre alla famiglia Ligresti, il tutto per svariate centinaia di milioni in pochi anni.

Tutto questo salta fuori non solo a causa della denuncia ma per il fatto che proprio in questi giorni si decide il salvataggio del secondo gruppo assicurativo del paese e auspicabilmente l’uscita di scena del suo azionista di controllo, la famiglia Ligresti per l’appunto.

E’ impossibile sintetizzare in poche righe gli effetti non certo positivi di queste operazioni e l’incredibile disinvoltura con la quale si sono mischiati gli interessi di una grossa compagnia assicurativa quotata e gli interessi del suo azionista di controllo (risicato tra l’altro, visto che l’effettiva quota posseduta dalla famiglia Ligresti è nel mondo del 18%).

Se vi aspettate che attacchi la famiglia Ligresti per la disinvoltura con cui ha confuso le tasche vi sbagliate: il punto è un altro ed è molto più grave del fatto di dovere constatare ancora una volta che l’avidità porta gli individui a commettere molte cose censurabili sia sotto il profilo etico che giuridico.  Mentre accadevano le cose dov’era il Consiglio di Amministrazione in cui sedevano molti non-Ligresti, dov’era il Collegio Sindacale, dov’era la Consob, l’Isvap, la Società di revisione, etc.?  Insomma dov’erano  tutti quelli che avrebbero dovuto controllare che Fondiaria-Sai  fosse gestita nell’interesse di tutti i soci e più in generale, per dirlo all’anglosassone, di tutti gli Stakeholders?

Dulcis in fundo le banche.  Fondiaria-Sai era stata lautamente finanziata da Mediobanca, le varie holding super indebitate della famiglia Ligresti  avevano generosamente ricevuto enormi capitali dalle banche tanto per le attività extra Fondiaria  quanto per mantenere il controllo del gruppo (sic!).  Possibile che non si siano accorte che il gruppo era gestito male e che l’azionista di controllo mischiava le tasche contribuendo a rendere la situazione complessiva di un importante gruppo assicurativo sempre più precaria fino ad arrivare ad un vero e proprio salvataggio?

Non sono indignato più di tanto per i signori Ligresti:  sono incazzato con tutti quelli che avrebbero dovuto controllare e non l’hanno fatto, hanno chiuso gli occhi e forse qualcuno ha anche aperto le tasche.

Morale della favola:  le regole sulla carta ci sono ma chi deve applicarle deve avere la schiena dritta.