Discussione  sulla bellezza fisica dalla Bignardi, a Le invasioni barbariche. Una chirurga plastica che sembra Jackie Kennedy imbalsamata sostiene che le persone la fanno non per diventare diverse da ciò che sono, ma per essere pienamente se stesse, normali. Peccato che parli delle se stesse che erano venti anni prima: “combattere l’invecchiamento, proibito imvecchiare”. Una guerra che si perderà sicuramente e  farà un solo prigioniero: chi la combatte. Gli effetti sono spesso disastrosi: Berlusconi sembra un vecchio mandarino cinese, Laura Antonelli distrutta fa causa al chirurgo.

Si comincia presto: le ragazze chiedono un seno terza misura per il diciottesimo compleanno, mamme magari liftate e nonni dai capelli corvini  pagano.

Vecchio è un insulto, e lo si ammette solo  quando si è decrepiti. “Sono già un uomo vecchio, ho molti nipoti”, mi diceva orgoglioso un contadino peraltro in ottima forma, in Indonesia : avrà avuto sessanta anni, e ci stava bene dentro. E Anna Magnani raccomandava al truccatore di lasciarle le rughe, che ci aveva messo una vita a farsele.

Una volta feci un viaggio in treno con due trans che da Bari andavano a Firenze : uno voleva il mento più tondo, l’altro le labbra turgide. Era il terzo intervento dell’anno per tutti e due: “ho speso ventimila euro e poi magari piglio una mattonata in faccia” . Essere nel guado dell’identità non è cosa facile.

Ma ci sono altre maniere di ridurre il corpo a un forzato in catene : nella sua  bella autobiografia, Open, il tennista André Agassi racconta che a venti anni ha già il polso destro usurato e la schiena a pezzi per i feroci allenamenti a cui lo ha sottoposto fin da bambino il padre padrone. La descrizione dei dolori prima e dopo una delle ultime partite sembra racconti un vecchio caduto dal secondo piano. E ha 36 anni.

I cicloamatori della domenica si dopano, i body builder delle palestrine di provincia prendono gli steroidi. Il corpo forzato non prevede futuro o si ancora al passato. E i calciatori si ammalano di strane malattie a carriera finita.

Dietro l’ossessione del  presente bello e vincente si nasconde, neppure troppo bene, la paura della morte.