Il Comune di Bologna è stato condannato dal Tribunale del Lavoro per condotta antisindacale nei confronti di Usb, Unione sindacale di base del pubblico impiego. A settembre l’amministrazione comunale guidata da Virginio Merola aveva interrotto i rapporti con il sindacato e disdetto il relativo protocollo, firmato dall’allora sindaco Sergio Cofferati.

Secondo il giudice del lavoro di Bologna, Carlo Sorgi, che ha accolto il ricorso di Usb, l’azione del Comune è illegittima. E a sostegno della decisione, l’argomentazione per cui “la ricerca del confronto è l’essenza stessa delle relazioni sindacali, e solo dopo il fallimento del tentativo di confronto, sono legittimate azioni unilaterali non concertate”.

Tra il primo cittadino Virginio Merola e il sindacato (il secondo in Comune dopo la Cgil, con il 27,6% dei consensi ottenuti nelle elezioni Rsu dell’8 marzo) non c’è mai stato idillio. Molte le proteste di Usb, i volantinaggi o interruzioni del Consiglio comunale, spesso dai toni accesi. Il clou il 29 settembre con la disdetta ufficiale, da parte del Comune, del protocollo sulle relazioni sindacali firmato nel 2006. Seguirono presidi e perfino uno sciopero della fame.

A motivare lo stop del Comune, come ha spiegato in aula il difensore dell’ente, soprattutto le forme di protesta del sindacato che “evidenziano la mancanza di rispetto delle istituzioni democraticamente elette”. Fatto riconosciuto dal giudice (alludendo a una contrapposizione al limite del dileggio), che però ha ricordato: ciò non basta a “non riconoscere il ruolo del proprio interlocutore prima, almeno di aver avuto un confronto”. In caso di fallimento, “e solo allora, la parte è legittimata a prendere atto della mancanza di volontà al confronto stesso e agire di conseguenza”.